Il Tirreno

Pontedera

Sorrisi e aspettative al taglio del nastro della Bulleri Brevetti

Andreas Quirici
Il battesimo della Bulleri
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Il battesimo della Bulleri

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 CASCINA. Fuma una sigaretta dopo l'altra Alberto Bulleri nelle ore precedenti all'arrivo delle autorità. Del resto il giorno è di quelli storici: lunedì 12 luglio, la data che riporta in vita quella che fino al dicembre del 2009 era considerata una delle imprese più importanti in Italia nella produzione di macchine a controllo numerico e che adesso rinasce grazie a una cooperativa di operai. Gli stessi che, la scorsa estate presidiarono il vecchio capannone della Bulleri Brevetti per paura che i macchinari venissero portati via. «Qui di imprenditori non ne sono arrivati - spiega Gianfranco Francese, segretario provinciale della Cgil, giunto a Cascina insieme ad altri esponenti della stessa sigla sindacale e con tanto di cartello - Noi ci crediamo ma sono stati gli stessi lavoratori a credere nelle loro professionalità e a darci lo spunto per seguire la strada della cooperativa. Dobbiamo ringraziare solo loro se siamo tutti qui a festeggiare. Sono l'esempio di quanto si possa credere nelle proprie possibilità e la chiara dimostrazione di quanto l'unione sia spesso l'elemento decisivo per vincere battaglie di questo genere. Hanno insegnato cosa sia il sindacato». Un percorso anomalo, forse difficilmente esportabile ad altre realtà e che ieri ha visto la fine della lunga battaglia per la sopravvivenza del posto di lavoro, ma anche l'inizio di una sfida che non sarà per niente semplice. «Non sarà facile - racconta Alberto Bulleri che sarà il presidente della cooperativa, ma anche il responsabile del settore commerciale - perché il mercato è in crisi. La maggior parte delle aziende di questo settore ha perso percentuali di lavoro pari al 50%. La nostra forza, però, è quella di avere lavoratori in grado di fare tutto. La professionalità di chi ha sempre lavorato in Bulleri è enorme ed è su quella che puntiamo. Del resto, in quest'azienda è sempre stata realizzata la parte più difficile del lavoro. L'assemblaggio di parti dei macchinari realizzati altrove, piuttosto che la posa e l'assistenza al cliente». Il sorriso degli operai e dei tanti loro familiari presenti al battesimo della Nuova Bulleri Brevetti è coinvolgente. Sembrano lontani i momenti degli scioperi, dei presidi e delle riunioni in cui l'unico obiettivo era trovare una via d'uscita e condividere con gli altri la propria disperazione di padri di famiglia. «Io sono stato fortunato perché non ho famiglia - dice Leonardo Zoppi, 29 anni di Avane, collaudatore di macchinari - ma molti miei compagni hanno avuto tantissime difficoltà per pagare le bollette o mandare i figli a scuola. Vivo con i miei e ho potuto tenere duro, nonostante la situazione fosse disperata. Anche nei periodi più difficili, però, non ho mai pensato ad altre soluzioni che non fossero quelle di riprendere a lavorare per la Bulleri. E' stato il mio luogo di lavoro per sei anni in cui facevo quello per cui ho studiato duramente». Una tenacia ripagata, per adesso, con una grandissima soddisfazione: avercela fatta a tornare in piedi con le proprio gambe. «Abbiamo sofferto e abbiamo anche fatto grandi rinunce - spiega Sandro Cittadini, 38 anni di Zambra, responsabile della progettazione - ma d'altra parte, se volevamo ripartire era l'unica strada. Io sono sposato e devo ammettere che non è stato per niente facile. Ho avuto la fortuna di avere una moglie con un lavoro e con la consapevolezza che questo sogno poteva realizzarsi. Ne abbiamo parlato insieme e abbiamo deciso di aspettare che qualcosa si sbloccasse, che s'incominciasse a vedere qualche spiraglio. Per fortuna siamo qui e non vorrei essere in nessun altro posto. Per noi può essere l'opportunità della vita, quella di fare qualcosa di speciale e diventare padroni del nostro futuro». Un capannone da riempire, ecco la missione della cooperativa, festeggiata ieri anche dal sindaco di Cascina Moreno Franceschini, dal presidente della Provincia di Pisa Andrea Pieroni («Vedere ripartire un'attività, in un periodo del genere è motivo di grande soddisfazione», è stato il commento dei due), ma anche dall'assessore provinciale al lavoro Anna Romei: «Qualcuno ha gufato, ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Il merito è dei lavoratori che non si sono mai arresi». Ora è tempo di guardare avanti, anche se ieri mattina qualcuno era emozionato pensando al passato. «Ho lavorato qui fin da quando ero ragazzo - dice Carlo Valeriani, 57 anni, prossimo alla pensione, grazie alla cassa integrazione straordinaria e alla mobilità - e mi è venuto il nodo alla gola ripensando a tutte le vicissitudini che abbiamo passato e guardando l'insegna posta sopra l'ingresso dell'azienda. Lo stesso logo della vecchia gestione, quella che mai e poi mai ci avrebbe abbandonato a noi stessi».

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