Anche Arpat nellultima relazione parla di contaminazioni
Scl contro l'inquinamento di Canova L'impegno nel protocollo d'intesa
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Sopra il cartello di divieto Asl Accanto larea di Canova 2 MINUTI DI LETTURA
POMARANCE. Disposti a mettere in sicurezza l'area attanagliata dal mercurio, ma lungi dall'azienda qualunque responsabilità di inquinamento. Potrebbe arrivare dal protocollo di intesa, sottoscritto tra la Società Chimica Larderello e le istituzioni comunali e provinciali, la soluzione-bonifica del sito inquinato di Canova. E' scritto nero su bianco all'11 punto del documento. «Tale obbligo viene assunto da Scl - si legge - a fronte della specifica richiesta della Provincia a scopi di prevalente interesse pubblico e non costituisce un riconoscimento di responsabilità in relazione alle contaminazioni». La dichiarazione di intenti, come la chiama il sindaco di Pomarance Loris Martignoni prenderà corpo tecnicamente a ottobre, quando l'azienda avrà l'autorizzazione al conferimento in discarica. «E'una situazione annosa», dice il primo cittadino. E' quantomai attuale e conosciuta la situazione di inquinamento industriale che avvelena i campi coltivati a grano e foraggio tutt'intorno. Soprattutto oggi che un agricoltore di Pomarance, uno dei tanti che per decenni ha zappato e lavorato quei terreni, si è visto riconoscere dal Tar l'esposizione al mercurio. La Corte di appello di Firenze ha riconosciuto all'agricoltore 53enne la natura professionale dell'idrargirismo, questo il nome scientifico del malessere, per aver operato, a sua insaputa, nel sito inquinato di Canova. Del veleno invisibile ne parla pure nell'ultima relazione sullo Stato dell'ambiente, con tanto di foto, anche il responsabile ufficio provinciale Arpat Marcello Mossa Verre. Il dirigente elenca le criticità della zona: in primis ci sono gli affluenti del Cecina, Botro Santa Marta e torrente Possera, contaminati con mercurio, arsenico e boro. Non manca di sottolineare i problemi dell'area Canova "contaminata a causa di una gestione irresponsabile di reflui contenenti mercurio". Qui c'è il pozzo dello scandalo ed in paese la storia se la ricordano tutti. Nel'94, infatti, un tubo che portava salamoia dall'allora Larderello - Eni - nel pozzo della Canova si ruppe: ci fu uno sversamento di salamoia e mercurio che creò un inquinamento esteso sull'area agricola circostante. Da anni Medicina Democratica sta denunciando la situazione. Oggi il primo riconoscimento, altri casi forse saranno vagliati. Intanto l'intera comunità aspetta bonifiche. «Le indagini di caratterizzazione sono in corso allo scopo di valutare l'entità degli interventi necessari per contenere la contaminazione», si legge nella relazione Arpat. (francesca suggi)
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