Il dolore
In pensione il mago del volley
Paola Silvi
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Sopra Paolo Battini mentre dà istruzioni in palestra; a destra la squadra in cui giocava da giovane (è il primo da sin.); sotto a destra la compagine femminile del 1972 Lo storico coach Paolo Battini chiude con le palestre dopo 42 anni
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PONTEDERA. «Quando diventi vecchio i colori sono due: bianco o nero. Non c'è più tempo né voglia per i grigi sfumati». Così Paolo Battini, l'anima della pallavolo pontederese, lo storico allenatore che ha creato dal nulla la prima squadra di volley femminile cittadina, ha deciso di lasciare i suoi pomeriggi interminabili in palestra. Dopo 42 anni e migliaia di atlete che hanno imparato a palleggiare, ricevere, schiacciare sotto la sua guida, Paolo va in pensione. Chiude un capitolo e guarda al futuro senza rimpianti. «Non che nella vita abbia cercato consensi o approvazioni. La mia soddisfazione più grande è stata la pallavolo, ma l'allenatore è come il pesce...dopo un po' puzza». Con il linguaggio colorito che lo contraddistingue, Paolo motiva la sua decisione, il suo distacco che per la società, i tifosi, le ragazze e generazioni di bambine ora donne, mamme, con carriere più o meno avviate alle spalle è stata una vera sorpresa. Tra trofei vinti, campionati conquistati, immagini di formazioni che negli anni si sono succedute sotto la bandiera della Vbc, perfino cuscini con la sua faccia stampata, regalo di alcune bimbe, Paolo ripercorre la sua passione. Da quando, nel 1965, con la maglia numero 4, rossa, di lana «che alla fine di ogni partita stingeva talmente tanto che sudavo rosso», racconta divertito, giocava nelle file del Gs Oltrera, a giugno di questa stagione. L'ultima da coach che l'ha visto impegnato con l'Under 12. Da quando lo chiamavano "addetto alle scalate" perché la domenica, con gli amici, si arrampicava sul muro della palestra comunale in via Marconcini, entrava dalla finestra e apriva la porta al resto della combriccola per mandare in scena scontri di volley infuocato, al "miglior allenatore dell'impero", definizione impressa nella targa dedicata al suo ritiro. La rete, la palla, la tecnica e la tattica al centro. «Lo sport non è una scienza esatta», riassume la sua filosofia. «Ho insegnato la pallavolo ad oltre duemila ragazze, ma non abbiamo mai fatto selezione. Ho partecipato alla crescita di tante di loro, ma l'esperienza sul parquet è stata più importante a livello umano che sotto l'aspetto dell'ambizione personale». E l'8% di assenze che le sue piccole hanno fatto quest'anno parla da solo. Si allenavano anche di domenica mattina ed è facile affezionarsi al mister che è già in palestra quando arrivi. «La pallavolo però - entra nel merito Battini - è cambiata molto in questo periodo. All'inizio ero io a pregare i genitori perché mandassero le figlie. Oggi sono le mamme che brontolano perché i figli passano troppe ore davanti alla playstation e dovrebbero fare sport». Ma anche in campo le cose non vanno meglio. «La nuova pallavolo è solo per i bravi, per i fisici alti e prestanti. C'è uno scollamento fra il vertice e la base». «Lascio spazio ai giovani - conclude - ma non mi allontanerò troppo». Resterà dietro le quinte, c'è da scommetterci, sugli spalti a seguire la prima squadra, vicino al seggiolone dell'arbitro alla Marconcini.
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