Sicurezza
A scuola per non fare il vu cumprà
(pasil)
Gaye si è diplomato due volte, ora cerca un impiego per il suo futuro
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PONTEDERA. Sette "10" vicino al suo nome in pagella. Un diploma da operatore gestionale d'azienda. Un altro da maestro elementare. Ma nessun lavoro a cui aggrapparsi. Niente stipendio con il quale sopravvivere. Dopo 6 anni di faticosa gavetta tra fame, collaborazioni occasionali in officine meccaniche, speranze mancate e futuro incerto, Gaye Mansour rischia di tornarsene a casa. «Tanto impegno per nulla. Sono al punto di partenza». La scelta è d'obbligo. «Non voglio rimettermi a fare il venditore abusivo come i primi tempi che sono arrivato - dice Gaye, piuttosto scoraggiato - né lasciare l'Italia per il Senegal. Vorrei che la mia bambina di nove mesi crescesse qui. A Pontedera». Gaye ha 32 anni, parla benissimo l'italiano e il francese ma ad un rendimento decisamente brillante non corrisponde una vacanza premio né un meritato riposo. Uno scrutinio da record che si declina in un domani pieno di dubbi. Sacrifici senza ricompensa. «Lo so che è un problema trovare lavoro anche per i diplomati italiani - non si nasconde Gaye - ma per noi stranieri lo è molto di più. E' quasi impossibile riuscire a mettere in pratica quello che hai appreso dai libri. La realtà è dura». Fatta di tante porte in faccia ricevute. Il titolo da maestro elementare in Italia è inutilizzato, carta straccia, perché non riconosciuto valido. Gaye allora ha provato a rimettersi in gioco. Si è rimboccato le maniche e ha frequentato i corsi serali all'Ipsia Pacinotti. E' un superbravo. Con il massimo dei voti a storia, francese, matematica, geografia, informatica, ovviamente condotta e laboratorio trattamento testi. «Ho pensato che con un nuovo foglio che certificasse le mie conoscenze avrei avuto maggiori possibilità. E invece mi sono sbagliato». Gaye però non è tipo da piangersi addosso e soprattutto non è votato all'inerzia, all'immobilismo. «Sono a Pontedera dal 2005. Appena messo piede in città - racconta - ho partecipato ad un corso d'italiano per stranieri e conseguito la licenza media». Che naturalmente riporta un 9 tondo tondo in tutte le materie. Poi è arrivato l'impiego all'Officina Ristori. Saltuario ma efficace per mantenersi. «Faccio anche traduzioni e nel tempo libero - aggiunge il senegalese - mi dedico all'associazionismo». Mille interessi, tante ambizioni. «La scuola non è un peso ma una ricchezza. Quando sei lontano dai parenti, la classe diventa come una seconda famiglia. Vorrei guadagnare qualcosa per continuare il mio percorso scolastico. Vorrei specializzarmi, prendere la maturità dei 5 anni». I sacrifici non lo spaventano ma i sacconi sulle spalle, carichi di prodotti da vendere, i parcheggi assolati e i pochi spiccioli in cambio di un accendino, lo demoralizzano. «Sono stato un vu cumprà. All'inizio per inseguire il tuo sogno fai il possibile. Ora - conclude il giovane - aspiro a qualcosa di più. Un lavoretto nel mio campo. Oppure potrei fare il mediatore culturale».
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