Sul corpo i segni delle scariche
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Salvatore Vita Infortunio sul lavoro: l'autopsia conferma la folgorazione
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CENAIA. Salvatore Vita, 58 anni, l'operaio di Cenaia morto lunedì mattina a Santa Colomba, nel comune di Bientina, è stato raggiunto ad un braccio da scariche di corrente. Lo ha stabilito l'autopsia effettuata l'altra mattina all'istituto di medicina legale di Pisa. Il referto stilato parla di morte violenta. Resta in piedi anche l'ipotesi del malore che però diventa secondaria, considerato che l'esame del cadavere e l'autopsia hanno evidenziato che l'operaio, che stava lavorando su un palo della linea elettrica aerea, è venuto in contatto con i cavi della bassa tensione che non erano ancora stati disattivati quando l'uomo è salito a quattro metri di altezza sul palo della corrente. Solo nelle prossime settimane, quando saranno depositate le perizie del medico legale, si potrà capire di più rispetto alle cause della morte, ma tutto fa pensare che siamo di fronte all'ennesima morte bianca. Intanto, il pm che conduce l'inchiesta ha disposto ulteriori accertamenti per verificare come mai Salvatore Vita aveva cominciato a lavorare anche se Enel non aveva ancora disattivato la linea elettrica. Il dipendente dell'azienda "A.G. costruzioni", con una sede a Caprona e che effettua lavori in appalto per Enel, indossava la cintura di protezione, quando ha avuto l'infortunio. La linea, come ha spiegato l'Enel dopo l'incidente, non era ancora stata consegnata all'impresa al momento dell'incidente. Dunque, era in funzione. La disattivazione era prevista per le 9,45. La tragedia è avvenuta mezz'ora prima. L'inchiesta deve chiarire molti aspetti, compresi quelli degli orari e di chi ha fatto salire l'operaio vicino ai cavi, pur sapendo che non erano ancora stati "isolati". Ieri pomeriggio, l'operaio è stato sepolto, dopo una breve cerimonia funebre, nel cimitero di Cenaia. In tanti si sono uniti al dolore della moglie, dei quattro figli e dei parenti. S.C.
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