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Pontedera

«Ditemi perché è morto il mio Salvatore»

«Ditemi perché è morto il mio Salvatore»

Lo strazio di Barbara Giusti, moglie dell'operaio deceduto sul lavoro a Santa Colomba

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«Ancora non sappiamo di cosa è morto Salvatore. Non abbiamo neppure visto la salma che è a medicina legale e senza l'autopsia non possiamo sapere cosa è successo mentre era al lavoro». Barbara Giusti, con voce commossa, racconta di avere trascorso la mattina all'obitorio e all'istituto di medicina legale di Pisa senza avere alcuna risposta. Il sostituto procuratore Miriam Pamela Romano, che sta indagando sulla morte di Salvatore Vita, 58 anni, di Cenaia, ha deciso nel tardo pomeriggio di ieri la data dell'autopsia: sarà eseguita domani.Il magistrato ha chiesto relazioni sia ai carabinieri della compagnia di Pontedera che agli operatori della medicina del lavoro dell'Asl 5 intervenuti sul luogo dove Vita è morto.

La disgrazia è accaduta lungo la Valdinievole a Santa Colomba proprio mentre Vita stava iniziando una giornata di lavoro. L'operaio è salito, utilizzando una scala, su un palo per effettuare un intervento di manutenzione alla linea elettrica aerea. Intervento programmato e che doveva essere effettuato in stretta collaborazione tra Enel e gli operai, come Vita, della ditta a cui il gestore dell'energia elettrica aveva appaltato il lavoro. Prima che la linea della bassa tensione venisse disattivata Vita è morto. Due le ipotesi: quella del malore ma anche quella della folgorazione, apparsa la più probabile all'inizio, quando sono stati attivati i soccorsi. «Non c'è certezza - spiega una parente della vittima - qualcuno dice che Salvatore potrebbe avere avuto un malore, altri che potrebbe avere toccato i cavi della corrente ed essere morto folgorato». Il fatto che non siano stati trovati segni di ustioni sul cadavere ha fatto pensare che Vita sia morto per un malore. Ma siamo nel campo delle ipotesi. Intanto, i carabinieri, così come chiesto dalla Procura di Pisa, hanno sequestrato il palo della luce e tutta l'area dove è avvenuta l'ennesima disgrazia sul lavoro. Sono state sequestrate anche alcune attrezzature e l'imbracatura utilizzata da Vita per salire sul palo e poi cominciare a lavorare alla linea di bassa tensione. Poco prima che Vita morisse i colleghi di lavoro, dell'azienda "L. G. costruzioni" che ha sede anche a Caprona, lo hanno sentito chiedere aiuto. «Oddio, mi sento male, muoio», sono state le sue ultime parole.

Poi lo hanno visto accasciarsi. Il suo corpo è rimasto sospeso nel vuoto, a circa quattro metri di altezza, appeso all'imbracatura che l'operaio aveva indossato come misura di sicurezza visto che doveva lavorare a una certa altezza. Sulle dotazioni del cantiere e sulla procedura seguita per chiedere a Vita di iniziare a lavorare, prima che Enel disattivasse la corrente, si concentrano le indagini. Anche se l'ultima parola sulla tragedia arriverà dall'esito dell'autopsia.

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