Il dolore
Montopoli, l’avvocato Marasà: «Al magazzino Conad si opera nel massimo rispetto delle leggi»
Alma, lo sfruttamento inventato
Manolo Morandini
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Il magazzino di Conad del Tirreno a MontopoliLa società respinge le accuse lanciate dal segretario della Cgil Francese
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MONTOPOLI. Sfruttamento della manodopera straniera, lavoro in nero e buste paga in rimessa sono pezzi di un unico teorema. Obiettivo danneggiare l'Alma Group e le cooperative consorziate che gestiscono l'appalto nel magazzino Conad di Montopoli. A ribaltare le dure accuse mosse dal segretario provinciale della Cgil Gianfranco Francese è il legale della società, Francesco Marasà. «Essere accusati di sfruttamento dei lavoratori, la cui busta paga viene definita "tutta una rimessa", ci pone nelle condizioni di far sentire anche la nostra voce - dice l'avvocato -, quantomeno quale doveroso contraltare alle parole di Francese, che ci accusa di lucrare sulla retribuzione degli operai e lascia sottintendere, neppure velatamente, un vero e proprio sfruttamento di lavoro straniero e forse anche irregolare». Una lesione dell'immagine e del prestigio del consorzio di cooperative. «Alma Group non si avvale di lavoratori "in nero", né di lavoratori sprovvisti di permesso di soggiorno - puntualizza Marasà - I lavoratori godono di tutti i diritti previsti dalla vigente normativa, compresi i riposi settimanali e le ferie». Un quadro che stride con quello tratteggiato dalla Cgil. «Il consorzio non aderisce alla tendenza xenofoba che vede discriminati i lavoratori stranieri, sia in ordine alle loro richieste di lavoro, che all'accesso al diritto di alloggio, stipulando, all'uopo, contratti di locazione con i proprietari di immobili, per consentire al lavoratore di superare il pregiudizio». Ed è in virtù di questo meccanismo che le buste paga in negativo trovano una loro ragione. «Il lavoratore rimborsa le spese di locazione dell'immobile occupato - spiega il legale - La linearità dell'operazione è tale che, in modo assolutamente trasparente, vi è contezza della stessa, in busta paga». E aggiunge: «La busta paga definita "tutta una rimessa", è, intuitivamente, "fotografata" e segnalata nel momento in cui, l'anticipato versamento del canone di locazione, non ha avuto ancora un "rientro" per il versamento degli emolumenti. In altri termini, poiché l'affitto viene versato, da contratto, in anticipo, il lavoratore che abbia lavorato, in un determinato mese, per un numero inferiore di ore, potrà trovarsi, occasionalmente, con una busta paga in negativo, salvo recuperare nei mesi successivi». Porte aperte ai lavoratori locali «se ci saranno le condizioni di lavoro». «Nessuna discriminazione della mano d'opera locale - sottolinea Marasà - solo in funzione di una possibilità di ricatto e di sfruttamento di mano-d'opera non tutelata e, dunque, ricattabile». Un quadro che l'azienda è pronta a illustrare anche in un incotro pubblico, carte alla mano. Tra le quali il codice. «Ricordo che gli articoli 43 e seguenti del decreto 268/98, puniscono la discriminazione, per motivi, razziali, etnici, nazionali e religiosi, dei lavoratori - precisa Francesco Marasà - È illegittimo e pretestuoso parlare di sfruttamento, a fronte delle regolari assunzioni d'ogni singolo prestatore d'opera, di qualunque razza o colore».
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