La manifestazione
Interrano semi, vangano e estirpano lerba, a dispetto della carrozzina sulla quale sono costretti a vivere
Contadini per sconfiggere l'handicap
Paola Silvi
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Il sindaco taglia il nastro per linaugurazione degli orti. Accanto il gruppo dei contadini improvvisai Anziani e disabili uniti dalla passione per l'orto e dal progetto sociale del Comune
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PONTEDERA. Alcuni si conosco da tempo. Sono amici, parenti. Altri imparano a farlo tra piantine appena nate e appezzamenti ben curati. Condividendo un fazzoletto di terra e la stessa passione per l'orto. Fianco a fianco, pensionati e disabili. In mezzo a cetrioli, pomodori, ovviamente zucchine, insalata e in qualche caso patate. Una piccola comunità di agricoltori metropolitani del ventunesimo secolo. Che cresce proprio di fronte allo Sporting Club, nella natura, poco più in là del centro commerciale Le Botteghe. Sono un esercito di coltivatori per hobby che mese dopo mese diventano sempre più esperti, meticolosi e affiatati. Che combattono gli acciacchi dell'età e la solitudine dell'handicap sul campo. Il campo vero, da lavorare con la vanga, da piantare con amore. Luigi Guiggi e Pier Luigi Belluci si occupano dell'orto numero 2, sono cognati. Il primo, in pensione ma "contadino per piacere" da una vita divide l'orticello con Pier Luigi, manager per professione ma sulla sedia a rotelle da anni. Sedia che non gli impedisce di interrare, annaffiare e raccogliere. «Ieri - racconta Pier Luigi - abbiamo mangiato il primo cetriolo. Mi sono sempre divertito a coltivare ma mi limitavo ai vasi di basilico sul terrazzo. Quest'esperienza è diversa. In questo periodo, che ho più giornate a disposizione, vengo qui 2 ore la mattina e 3 il pomeriggio. E' anche un modo per stare all'aria aperta e creare qualcosa con le mie mani. Per muovermi meglio, con l'aiuto di mia moglie, ho costruito una sorta di cassone che si sposta su assi appoggiate sul terreno. La carrozzina non mi limita». Piccoli interventi, ritocchi provvidenziali, ripagati dal gusto e dal sapore dei prodotti raccolti e rigorosamente bio. E il rispetto, l'attenzione per l'ambiente si fa quasi giardinaggio. I campetti sono esteticamente perfetti, con steccati precisi, allineati e resistenti. Con leggere canne d'appoggio e composizioni degne di serre professionali anche se la maggior parte dei protagonisti è autodidatta. «Non avevo mai coltivato niente fino ad oggi - confessa Filippo Capizzi, volontario Asha - ma è un'avventura divertente e istruttiva». Ed è una passione condivisa in famiglia perché chi resta a casa si gode i frutti. «Senza contare - aggiunge la moglie - la soddisfazione di mangiare verdura che hai visto germogliare e maturare. Non c'è paragone con quelle comprate nei supermercati. E' anche un'educazione al buon cibo, alla salute». «Chi ha un pezzetto di terreno - entra nel merito una signora vicina di orto - riscopre i ritmi della stagioni. Assaggia pomodori così freschi che quando li tagli nel piatto non esce acqua, ma un profumo squisito». Filippo condivide l'orto con Onorio. Si sono incontrati in via dell'Olmo, sulla loro comune proprietà e hanno fatto amicizia. «Mi ero offerto di aiutarlo - continua il pensionato - ma alla fine è lui che mi ha dato un sacco di consigli. E la differenza fra le nostre due parti lo dimostra». Onorio convive con una disabilità ad un braccio che non conta niente su questa superficie ricoperta da melanzane, fagiolini ed erbette varie. L'orto allora è come una terapia: coltivare fa bene al fisico, alla mente e fa sentire utili. «Per me - sottolinea Ursula, mamma di 3 gemelli, di cui 2 portatori di handicap - l'orto è un luogo dove incontri gente, stai a contatto con gli altri. E per i miei bambini è indispensabile. Gli trasmette voglia di fare e di riuscire. Vederli trapiantare, annaffiare, strappare erbacce, confrontarsi mi riempie il cuore di gioia».
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