Sicurezza
I carabinieri recuperano 340 piante di papavero nella zona delle case popolari di San Giusto
Coltivavano oppio nel terreno della nonna
◗
Una piantagione di oppio 2 MINUTI DI LETTURA
VOLTERRA. Un giardino dell'oppio nel terreno "della nonna". Rigoglioso, con piante di papavero sonnifero alte quasi un metro e mezzo che non mancano di dare nell'occhio. Una piantagione "stupefacente" nel cuore di borgo San Giusto, all'interno di un'area delimitata dalle case popolari. Sono 370 le piante sequestrate dai carabinieri della stazione di Volterra che hanno già provveduto a "bonificare" la stesa oppiacea. Non c'è flagranza di reato, ma le forze dell'ordine stanno indagando per risalire ai "coltivatori alternativi" che da mesi seminano, annaffiano e raccolgono in terreni di proprietà di un'ignara pensionata settantenne. Il caso è curioso. Anche perché da tempo quei papaveri rigogliosi si facevano notare agli occhi dei cittadini che bazzicano il quartiere. Passano giorni, mesi. Soprattutto passa gente che guarda, curiosa in quella stesa particolare. Magari si vedono andare e venire anche gli "agricoltori". Alla fine qualcuno segnala ai carabinieri che prontamente entrano in azione. Vengono ricavati eroina e oppioidi dall'essiccamento del lattice fatto fluire dall'incisione delle capsule non mature del Papaver Somniferum, una particolare varietà di papavero coltivata soprattutto in Afghanistan. Il succo lattiginoso, che esce dalle incisioni praticate sulla capsula, inizialmente di colore bianco, a contatto con l'aria, assume una colorazione bruna, solidificando. Dopo qualche ora dall'incisione, queste gocce rapprese, vengono raccolte e riunite, a formare masse più o meno sferiche: i pani di oppio. L'oppio ha un odore simile a quello della lattuga e, al gusto, ha un sapore amaro. Cinquecentomila fiori di papavero producono dieci chilogrammi di oppio che sul mercato vale a peso d'oro.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
