Il Tirreno

Pontedera

Scl, non c'è amianto ma ci sono i malati La denuncia del Pd

Andreas Quirici
In alto l’assessore Simoncini Sopra la Scl
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In alto l’assessore Simoncini Sopra la Scl

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 POMARANCE. L'amianto resta al centro della discussione in Valdicecina e torna a investire una delle realtà che ha concluso da poco una delle sue fasi più difficili: la Società chimica Larderello. Al punto 6 del protocollo d'intesa firmato da istituzioni, azienda e sindacati si legge: «Scl ribadisce che nei cicli produttivi storicamente presenti nel proprio stabilimento non sia mai stato utilizzato l'amianto».  E ancora si legge: «Nessun lavoratore è mai stato esposto ad un rischio amianto. Scl dichiara peraltro la disponibilità a far effettuare visite mediche specialistiche, per quanto necessarie e nel rispetto della normativa vigente, finalizzate alla tutela della salute dei lavoratori». Il Pd di Pomarance, in una nota del 10 giugno scorso evidenzia che proprio il tema dell'amianto era stato al centro di una richiesta specifica in sede di scrittura dello stesso protocollo. Dichiarono che l'amianto è presente nelle coperture dello stabilimento. Addirittura il partito investe della questione i "suoi" parlamentari Paolo Fontanelli, Maria Grazia Gatti e Ermete Realacci. «Noi chiedevamo l'inserimento di una clausola di impegno dell'azienda all'effettuazione in tempi brevi della bonifica dell'amianto presente nelle coperture dello stabilimento e di partecipazione a quel processo ormai avviato di screening sanitario di tutti i lavoratori per una loro maggiore tutela».  Nelle settimane scorse si è parlato di numerosi ex lavoratori di Scl che segnalavano la presenza di amianto all'interno dell'azienda, comprese le loro proteste per essere stati tagliati fuori dalla sorveglianza sanitaria organizzata dall'Asl, di concerto con le amministrazioni locali e basata proprio sulla "autodenuncia" da parte di alcune società che hanno operato in Valdicecina.  Tra queste non c'era la Società chimica Larderello che, stando al protocollo d'intesa, continua a negare di aver mai fatto uso di amianto nella propria attività. La parziale apertura a far effettuare visite mediche ai lavoratori potrebbe non bastare per placare le polemiche, sia politiche che umane, considerata la delicatezza del tema in questione.  Quando vennero diffusi i dati sulla prima fase della sorveglianza sanitaria da parte dell'Asl, gli stessi esponenti dell'azienda sanitaria locale pisana spiegarono che esisteva il "caso Scl", ma che, con molta probabilità, ci sarebbero state aperture nei mesi successivi. Nel protocollo d'intesa redatto e firmato, però, si nega l'impiego di amianto e non si faccia menzione della "sorveglianza sanitaria".

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