La manifestazione
Le motivazioni tra tre mesi: considerata la non volontarietà dello sparo e la legittima difesa
Uccise un nipote, assolto
Sabrina Chiellini
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Franco Fagiolini insieme al difensore Giulio Venturi L'ira dei familiari della vittima alla lettura della sentenza
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CAPANNOLI. Assolto dall'accusa di omicidio volontario Franco Fagiolini, 56 anni, di Capannoli, che ha ucciso il marito della nipote nel corso di una violenta lite, avvenuta a Fossa Murata di Capannoli, la sera del 2 maggio di due anni fa. La corte d'assise del tribunale di Pisa ha assolto il dipendente Enel con formula piena, perché il fatto non sussiste. La sentenza ha scatenato la reazione dei parenti della vittima. La madre di Echetoui Bouzekri, così si chiamava la vittima che aveva trent'anni ed era originario del Marocco e abitava a Terricciola, ha rivolto pesanti accuse alla nuora, Anastasia Lacerenza, ventenne. «Assassina, è colpa tua», ha cominciato a gridare la madre della vittima appena i giudici hanno lasciato l'udienza dopo aver dato lettura del dispositivo della sentenza le cui motivazioni si conosceranno tra tre mesi. Sono seguiti momenti di forte tensione che si sono conclusi solo quando i familiari della vittima sono stati fatti allontanare dal tribunale, mentre lo stesso Fagiolini e i parenti, che pure avranno tirato un sospiro di sollievo pur comprendendo il dramma dei familiari della vittima, sono rimasti impassibili evitando che la situazione potesse degenerare. Bouzekri Echetoui era sposato con una nipote di Franco Fagiolini, rimasta orfana di entrambi i genitori, alla quale l'imputato e la sua famiglia sono molto legati. La sera del due maggio di due anni fa, dopo che la giovane coppia aveva litigato e Anastasia si era rifugiata a casa dello zio, la vittima era andata a Capannoli (violando l'obbligo di non allontanarsi dal comune di Peccioli dove era andato ad abitare con Anastasia dopo il matrimonio). Era nata una violenta discussione tra Fagiolini e il marocchino che voleva portare via la moglie. Fagiolini entrò in casa prese una pistola calibro 9 di sua proprietà intenzionato a minacciare l'uomo per convincerlo ad andare via. Mentre l'immigrato stava cercando di investirlo con l'auto Fagiolini sparò. Due i colpi esplosi, il primo a terra, per indurre il marito della nipote ad andarsene. Il secondo, quello mortale, colpì prima il cruscotto (come ha dimostrato la perizia chiesta dal pm) e poi, rimbalzando, raggiunse al cuore la vittima. Il pubblico ministero, Giovanni Porpora, ha chiesto la condanna dell'imputato a dieci anni di carcere considerate le attenuanti della provocazione e quelle generiche. I difensori dell'imputato, gli avvocati Annarosa Francini e Giulio Venturi, hanno chiesto invece l'assoluzione in quanto il colpo fatale, quello che ha ucciso il marocchino, è partito mentre Fagiolini era stato colpito dall'auto della vittima stessa. A quel punto l'imputato aveva stretto la pistola facendo partire un colpo, senza responsabilità da parte di Fagiolini. In subordine i difensori avevano ipotizzato la legittima difesa in quanto lo sparo sarebbe partito per difendersi dall'aggressione.
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