Il Tirreno

Pontedera

Troppa politica sulla crisi del Cuoio

Un momento del consiglio comunale aperto di San Miniato
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Un momento del consiglio comunale aperto di San Miniato

Rimpallo di responsabilità tra maggioranza e opposizione

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 PONTE A EGOLA. "L'odore dei soldi" si diceva una volta con una battuta, quando transitando tra Ponte a Egola e Santa Croce ti entrava nelle narici quell'odore inconfondibile di conceria. Oggi è il sapore acre di una crisi pesante, per un distretto che ha forse retto meglio di altri, ma che stenta a trovare sicurezza sui mercati internazionali. È l'odore che pervadeva il consiglio comunale aperto riunito venerdì all'interno della conceria Giuseppe Volpi di Ponte a Egola. «Deve essere l'odore della rinascita», scandiva in apertura la presidente Marzia Bartoli, dopo aver accolto il presidente della Regione Enrico Rossi. Di fronte, una platea di imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e di associazioni di categoria.  Tre ore di consiglio per confrontarsi su ciò che è stato e che sarà, con gli interventi che si susseguono fino alla chiusura del presidente Rossi. La politica finisce per occupare buona parte del confronto, scadendo spesso sulle accuse d'inefficienza da una parte o dall'altra, con gli amministratori locali che puntano il dito sul governo e i consiglieri Pdl che lo girano sulle giunte rosse. Un andazzo che non piace al vicesindaco Chiara Rossi: «Mi sento offesa. La situazione è drammatica, lasciamo da parte le polemiche». Il tono è forte, deciso, zittisce il magazzino per poi riempirlo di un lungo applauso.  A fare gli onori di casa è la signora Volpi: «La crisi ce la sentiamo addosso tutti i giorni, il volume d'affari si è ridotto in modo spaventoso. Abbiamo fatto l'impossibile per non licenziare dipendenti. Purtroppo, chi potrebbe aiutarci non lo fa». È l'affondo contro le banche, a pochi minuti dall'intervento del direttore generale di Carismi Piergiorgio Giuliani: «Non dimentichiamo che anche le banche sono aziende, e come tali vivono in difficoltà. Non siamo fuggiti da questo territorio, anzi, se oggi sono qua è proprio perché queste aziende ci danno lavoro».  Se la prende con la politica, invece, il giovane imprenditore Leonardo Serrini, che parla di un apparato complesso e inefficiente. «Per le imprese italiane il mercato ci sarebbe, ma dobbiamo correre e per farlo occorre essere meno pesanti. Dobbiamo snellire l'apparato. Sarebbe poi opportuno, come ha detto il presidente Rossi, ridurre le imposte sul lavoro e accrescere quelle sulle rendite finanziare». G.P.

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