Sicurezza
Larderello, lo spettro della chiusura svanisce e i 55 dipendenti tornano a guardare al futuro
Risorti dall'incubo liquidazione
Andreas Quirici
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Una veduta della Società Chimica Larderello I lavoratori della Scl tirano il fiato: non dormivamo più da giorni
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LARDERELLO.«Non dormo dal primo maggio scorso». E ancora: «Ho moglie, due figli e un solo reddito e un contratto in scadenza a luglio». E poi: «Teniamo all'ambiente e alla sicurezza, ma la Società chimica di Larderello è il nostro posto di lavoro e senza stipendio non c'è futuro per nessuno». Sono le voci dei dipendenti della Scl, attaccati da giorni alla firma posta da istituzioni e azienda sul protocollo d'intesa. Persone da giorni con il fiato sospeso. Sospeso come il loro futuro. «Un mese senza chiudere occhio è troppo - racconta Giancarlo Pistolesi, addetto alla sicurezza di Scl e alla discarica di Bulera, di proprietà della stessa azienda, oggetto del contendere sull'intera vicenda - perché abbiamo rischiato di cedere alla tensione avendo moglie, figlio e un mutuo da pagare. Meno male che si è risolta una situazione che si stava facendo davvero pesante». Tante le storie dei 55 dipendenti di Scl. Ognuna diversa dall'altra. Come quella di Siro Staccioli, assunto con contratto a tempo determinato e in bilico tra un rinnovo senza scadenza e la fine di un sogno: «Avere un solo stipendio e non sapere se avrei continuato a riscuoterlo mi ha stressato. Provengo da una situazione lavorativa disastrosa in un'altra ditta e quando arrivai in Scl mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Una busta paga da presentare ai miei figli e a mia moglie era motivo d'orgoglio. Poi, nel giro di poche settimane, l'azienda si è ritrovata in una situazione assurda. Per fortuna tutto si è risolto per il meglio. Diversamente sarei stato fra i primi a essere licenziato, considerando che il mio contratto scade nel mese di luglio. Ora la speranza è che mi venga trasformato in un tempo indeterminato». Probabilmente nei prossimi giorni ci saranno polemiche su alcuni atteggiamenti di qualche politico di Pomarance che negli ultimi giorni avrebbe dato dimostrazione di scarsa attenzione ai bisogni degli operai. Almeno stando a quanto raccontato dagli stessi dipendenti di Scl. «Il posto di lavoro è tutto - spiega Leandro Ceccanti, altro lavoratore della Società Chimica - e noi abbiamo sempre agito pensando a questo. È chiaro che anche a noi stia a cuore l'ambiente e la salvaguardia del territorio. Sappiamo benissimo le necessità che deve avere la Valdicecina in fatto di sicurezza, ma avere famiglie che percepiscono stipendi dovrebbe essere la priorità per la politica. E negli ultimi giorni non tutti hanno avuto atteggiamenti chiari su questo punto. La speranza che la situazione si evolvesse in termini positivi c'è stata, ma si sa che chi visse sperando...».
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