Il Tirreno

Pontedera

Migliorini svela il legame tra la città e Garibaldi

Camicie Rosse, a Volterra le indossavano le donne

Da Volterra Garibaldi passò nel 1849 in fuga dopo la disfatta della Repubblica di Roma
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Da Volterra Garibaldi passò nel 1849 in fuga dopo la disfatta della Repubblica di Roma

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 VOLTERRA. A legare l'impresa garibaldina alla Toscana non fu soltanto lo sbarco del 7 maggio 1860 a Talamone. Ci pensarono le donne volterrane a scendere in campo a favore dei Mille. Nei primi giorni di novembre del 1859 organizzarono fiere, lotterie e spettacoli per raccogliere fondi.  Soldi necessari all'acquisto di fucili che poi le camicie rosse prontamente utilizzarono. Ma l'affetto di Volterra per l'eroe dei due mondi non si esaurisce qui. Già dieci anni prima, il 27 agosto 1849 il condottiero ormai fuggitivo e condannato a morte dopo la disfatta della Repubblica Romana, attraversò la Valdicecina e soggiornò per una settimana in questi luoghi. Si trattenne quattro giorni e quattro notti a San Dalmazio, ospite di un certo Camillo Serafini, prima di ripercorrere a trotto la strada di Castelnuovo e giungere al mare, dove il barcaiolo Azzarini lo portò in salvo fino a Portovenere in Liguria.  «Garibaldi - ripercorre le vicende Simone Migliorini, direttore del Festival del Teatro romano e appassionato di storia locale - non si dimenticò mai di Serafini tanto che 2 giorni prima della partenza da Quarto, sentì il bisogno di scrivere all'amico pomarancino». La missiva è del 3 maggio 1860: «Mio caro Serafini - si legge - vado al mezzogiorno dove sbarcherò. Comunque sia vi sarà movimento nelle Marche, Umbria, ecc. Io spero farete udire la vostra voce alla gioventù borghese, e direte loro che non ci lascino combattere soli contro Papali e Borbonici. Il nostro grido di guerra sarà sempre Italia e Vittorio Emanuele. Vostro per la vita, Giuseppe Garibaldi».  Dei 1089 valorosi che si imbarcarono con il generale, solamente uno apparteneva al distretto volterrano. «Un certo Giovan Battista Fantoni», aggiunge ancora Migliorini. «In totale furono 78 i toscani al seguito e 11 concittadini raggiunsero in un secondo momento Garibaldi in Sicilia». Garibaldi lasciò definitivamente le colline toscane il 2 settembre 1849 e le sue vicende incerte sul colle etrusco sono riportate al Museo del Risorgimento di Bologna attraverso rarissime immagini che scandiscono le tappe garibaldine. «Ma le didascalie - conclude Migliorini - non parlano mai di Volterra bensì di 'trivio con la Guglia commemorativa, dal quale il generale passò per andare a Saline e a Pomarance'. Sarebbe forse opportuno suggerire un'opportuna correzione alla catalogazione, così come sarebbe significativo poter restaurare la guglia eretta dai "veterani" che, fra l'altro, liberata dai cartelli stradali che la coprivano, ha finalmente riconquistato la sua dignità di monumento». P.S.

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