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Pontedera

Pd, serve un confronto

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  CASCINA. Il futuro del comune di Cascina è il centro della discussione per il Partito Democratico. «Abbiamo avviato un percorso di confronto sui molti aspetti cruciali per lo sviluppo della nostra comunità In questa fase può esser normale che ci siano ipotesi (e chiacchiere) sulle persone che dovranno essere protagoniste della nostra nuova stagione amministrativa. In ogni caso per il Pd resta prioritaria l'individuazione di quegli obiettivi politici di fondo, necessari alla redazione di un programma di mandato», dice il segretario del Pd, Michelangelo Betti.  «Prima che sui nomi, il punto di partenza non può che essere una riflessione sulla qualità della vita dei cittadini e sullo stato dell'economia in tempo di crisi. Una riflessione che potrà anche avere a riferimento le linee programmatiche regionali, andando così ad evidenziare le idee e il modello amministrativo del centrosinistra».  Alcuni elementi di confronto appaiono già chiari. «Sicuramente non possiamo pensare al nostro comune come a una periferia anonima, ma neanche come a una bella zona residenziale». Da un lato risulta necessario investire su di uno sviluppo "sociale". «Un obiettivo da realizzare con azioni che caratterizzino sia il campo "sociale" come più tradizionalmente inteso, sia il campo "culturale", nel senso più ampio del termine, comprendendovi quindi anche processi di investimento su istruzione, formazione e politiche giovanili. Con un'attenzione particolare ai "nuovi italiani", lavorando per far sì che l'immigrazione possa essere una risorsa e che non venga vissuta come problema».  D'altro lato la necessità di uno sviluppo «economico non può che rivolgersi soprattutto verso il settore produttivo e commerciale».  Inoltre nel settore economico, «anche in continuità con le scelte approvate dal consiglio comunale sin dal 2006, lo sviluppo non potrà ancora essere sostenuto dalla leva dell'edilizia. Anche in linea con il programma regionale del centrosinistra si dovrà potenziare il riuso dei volumi edilizi esistenti, per evitare ulteriore consumo di suolo», conclude Betti.

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