Finanza
Via con gli scioperi a sorpresa
Giacomo Pelfer
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I lavoratori del magazzino Conad nella zona industriale di Fontanelle Sale il livello della protesta tra i lavoratori del magazzino Conad
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MONTOPOLI VALDARNO. E' ancora protesta al magazzino Conad di Capanne, nella zona industriale di Fontanelle. Gli operai si sono riuniti ieri mattina in assemblea: due ore di stop dal lavoro per discutere le forme d'agitazione da mettere in campo nei prossimi giorni. «Da alcuni mesi l'azienda sta conducendo una sorta di ritorsione, dopo i risultati ottenuti da due anni a questa parte». Chi parla è il segretario provinciale della Filt-Cgil Tito Ribechini. Risultati culminati a dicembre con il trasferimento del responsabile del magazzino, accusato di comportamento antisindacale. Per i lavoratori, la sensazione è quella di vivere sotto ricatto, attraverso lo sfruttamento di lavoratori stranieri sottopagati, spostati da Milano per lavorare nel grande magazzino Conad di Montopoli. Una struttura che impegna circa 170 operai, gestiti dalla cooperativa Axa, tra italiani e stranieri di varia origine, in gran parte nel nostro paese da diversi anni. Da circa tre mesi, tuttavia, a loro sono stati affiancati decine di lavoratori stranieri senza alcuni diritto, in gran parte pakistani, gestiti dalla Daily Transport, società che fa parte, insieme alla Axa, del consorzio Alma Group. «E' una forma di caporalato - spiega Ribechini -: li trasferiscono qua da Milano, ammassandoli in appartamenti di due stanze. Per alcuni, abbiamo anche dubbi sulla loro regolarità. Quando non gli servono più vengono licenziati e non sappiamo che fine facciano. Ci sono state anche denunce all'Ispettorato del Lavoro, ma non si è mai visto un controllo». La protesta è soprattutto contro i nuovi turni imposti agli operai della Axa, con la possibilità ricorrente di smontare alle 22 del sabato e rientrare alla 24 della domenica, «in pratica senza neppure un giorno libero - dicono gli operai -, per non parlare delle condizioni igieniche o della sicurezza. Si preoccupano solo della produttività e preferiscono far lavorare stranieri spediti dal nord piuttosto che qualcuno dei tanti disoccupati di questa zona». «E' giunta l'ora che ci ascoltino - afferma Ribechini -, per questo la prossima settimana organizzeremo uno sciopero di 48 ore, senza annunciarne né i tempi né le modalità».
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