Il Tirreno

Pontedera

"Vietato ai minori" Tra cateteri e pannolini benvenuti a pediatria

Francesca Suggi
<b>IL VARCO </b>L&#146;ingresso di pediatria nel corridoio di medicina
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IL VARCO L’ingresso di pediatria nel corridoio di medicina

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 VOLTERRA. "In questa area è vietato l'ingresso nelle camere ai minori di dieci anni", recitano ben due cartelli. Nello stesso corridoio di Medicina c'è anche una targa che indica le due stanzette di "degenza pediatrica". Le parole stridono. La faccia del bambino ricoverato che fa capolino ancora di più. A pochi metri c'è un nonno che si lamenta: il piccolo ascolta. L'infermiera lo accompagna dentro, sorride, cerca di non lasciar trapelare il disagio. Ma sono gli occhi a tradire un contrasto evidente.  Insomma, benvenuti a pediatria. Un groviglio di cateteri e pannolini, ciucci e dentiere che non fa onore all'ospedale di Volterra. Come lascia a desiderare quell'ingresso del pronto soccorso, troppo "minimal" per la funzione che ha. Così, pure, stona la nuovissima struttura a due piani che sembra più un "mausoleo" che una camera calda per le ambulanze.  I contrasti non mancano nel presidio volterrano. Vederli e fotografarli è un pugno nello stomaco. Soprattutto quando la matassa di contraddizioni si chiama pediatria. Gli infermieri passano indaffarati. Non dicono una parola ma gli occhi raccontano il disagio di passare da un decesso a una pappina.  Nero e bianco. Morte e vita. Scene di ordinaria pediatria-follia. E' uno choc varcare la soglia di quelle stanzette e rendersi conto che i giochi sono relegati su un mobiletto. Tanto è lo spazio per strappare un sorriso. Un corridoietto, una mini cucina, alcuni disegni appiccicati in fondo alla parete e poi basta. Solo una soglia da varcare per entrare in un limbo di malati gravi, spesso anche terminali.  E chissà quante volte i bambini annoiati di luoghi così ristretti l'hanno oltrepassato quel velo misterioso tra loro e i nonni ammalati. Perché è così che un infermiere racconta chi sta di là. E se succedesse che un bambino attirato dal tubicino che penzola lo tira via, strappando una flebo dal braccio di anziano sofferente? Può succedere. Potrebbe essere successo.  "Fino a quando dovrà andare avanti questa vergogna?". Se lo chiedono centinaia di genitori che hanno testimoniato il loro sdegno su Facebook nel gruppo "Volterra: la pediatria è accorpata alla medicina. Vergogna".  Infermieri e dottori fanno del loro meglio. Ma non si può pretendere che una persona passi da un decesso ad un sorriso. A livello umano è uno schiacciasassi. Per non parlare di quanto sia diverso operare con malati adulti e con ricoverati bambini. Tempi differenti, modi di approccio agli antipodi. La formazione? Sì, quella la direzione sanitaria l'ha garantita quando 2 anni fa fu deciso l'accorpamento con qualcosa come 6 ore di corso. Ma gli aggiornamenti pare che non ci siano mai stati. Nel frattempo sui tavoli dei vertici Asl gira il progetto dell'ospedale del futuro. Una roba da 45 milioni di euro, dove una nuova dignità per i piccoli pazienti non è prevista. Ma così è, pare. La chiamano riorganizzazione del sistema sanitario.  Vista la mole delle carte, la direzione sanitaria sembra avere la situazione del futuro in mano. Ma intanto il presente sfugge. E le speranze di bimbi, genitori e istituzioni sono riposte negli stanzoni moderni dell'area dedicata agli ambulatori pediatrici. Là dentro c'è una vera sala gioco, ci sono locali adeguati. C'è l'area materno-infantile tutta. Manca solo - si fa per dire - la decisione di trasferire al piano superiore due lettini.

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