Il Tirreno

Pontedera

Accusata per le telefonate hard

S.C.

Maxi bollette al campo sportivo: nei guai collaboratrice della società di calcio

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 SANTA CROCE. Se le accuse saranno confermate sarà sfatato un luogo comune. Di solito, infatti, l'immaginario vuole che a chiamare i numeri erotici siano gli uomini. Telefoni che scottano e che spesso sono causa di guai. In questo caso, la protagonista dell'insolita vicenda è una donna di 50 anni, di Porcari.  È accusata di furto aggravato per aver utilizzato in maniera impropria il telefono del campo sportivo di Santa Croce sull'Arno quando era affidato all'allora società di calcio Cuoiopelli Cappiano. I fatti risalgono a cinque anni fa, quando la società sportiva si vide arrivare, in ben due occasioni, bollette "impazzite".  Gli importi richiesti da Telecom mal si conciliavano con l'utilizzo che normalmente si può fare del telefono di un impianto di calcio. Una prima bolletta da circa tredicimila euro mise in allarme i responsabili della società di calcio che subito contestarono a Telecom la somma richiesta. Il passo successivo fu quello di presentare una denuncia contro ignoti per capire come mai il telefono dello stadio era diventato improvvisamente... caldo.  Le indagini dei carabinieri hanno portato nei guai una donna che aveva le chiavi dell'impianto e che di sera, per ragioni di lavoro (era una collaboratrice della società), si tratteneva allo stadio. L'interessata si è sempre difesa negando ogni responsabilità. «Quelle telefonate non le ho fatte io», ha detto più volte l'imputata.  Ora la vicenda è approdata in tribunale a Pontedera, dove la donna è finita a giudizio. Il processo, che doveva iniziare l'altra mattina davanti al giudice monocratico Leonardo Degl'Innocenti, è però stato rinviato di "appena" otto mesi, vale a dire al 13 gennaio dell'anno prossimo, anche se si parla di fatti avvenuti nell'agosto del 2005.  In sostanza, alla donna viene contestato di avere violato il dispositivo di blocco del telefono dello stadio di Santa Croce, per effettuare chiamate a numeri internazionali hard a pagamento. Telefonate che sono poi state addebitate alla società che allora si chiamava Cuoiopelli Cappiano srl che però non le ha mai pagate e che al processo non si è costituita parte civile.  Nessuno inizialmente aveva sospettato che a chiamare i numeri hard fosse proprio una donna, come è invece emerso dagli accertamenti effettuati dai carabinieri di Santa Croce.  La vicenda non deve essere stata indolore per la società di calcio, anche per la delicatezza delle contestazioni mosse nei confronti della donna.  E anche oggi, a distanza di alcuni anni, i vertici della vecchia società di calcio non commentano in alcun modo e aspettano l'esito della vicenda giudiziaria.  La denuncia contro ignoti era stata presentata, a quanto sembra di capire, per evitare di dover pagare la bolletta del telefono da circa tredicimila euro creando un problema alle casse della società stessa.

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