Il Tirreno

Pontedera

Giovani, laureati, ma abusivi

Maguette Sarry   e Mamadou Diop
Venditori ambulanti nel parcheggio dell’ospedale
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Venditori ambulanti nel parcheggio dell’ospedale

La storia di Sidi e Mohamed: vendono accendini nei parcheggi

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 PONTEDERA. Giovani, istruiti e venditori abusivi. Gli stranieri che arrivano in Valdera con in tasca una laurea spesso non trovano mai un'occasione per utilizzarla. E il foglio che certifica le conoscenze acquisite nel paese d'origine rimane nascosto. Non riconosciuto o nel migliore dei casi inutilizzato. E' il caso di Sidi, 34 anni senegalese, da 3 abita a Pontedera coi fratelli. E' ingegnere informatico ma per vivere fa il vu cumprà nei parcheggi aspettando «che prima o poi - dice scoraggiato - un'agenzia interinale fra le tante in cui ho compilato domande e lasciato curricula mi chiami». Sidi frequenta un corso serale d'italiano e ogni giorno, fra un accendino e un paio di calzini, fra un ticket barattato in cambio di qualche spicciolo e una confezione di fazzoletti di carta, spera che cambi qualcosa. «Pensavo di trovare un lavoro e invece è un anno che cerco senza risultati. Pensavo che aver studiato - racconta - mi potesse servire anche in Italia. Ma niente. L'unica fonte di guadagno rimangono i parcheggi». Al freddo, con la pioggia e la consapevolezza che nessuno compra niente. «Siamo tanti, i cittadini ci evitano». Sidi è sopraffatto da un futuro che non aveva previsto. Stretto tra un'auto e l'altra. Tutte diverse ma sempre uguali. Come uguale è il destino e la cupa rassegnazione che si legge negli occhi di Mohamed, tunisino, 37 anni, da 8 in Italia. Una volta ingegnere, oggi operaio in conceria a Santa Croce. «Lo so che è un problema trovare lavoro anche per i neolaureati italiani - non si nasconde Mohamed - ma per noi stranieri lo è molto di più. E' quasi impossibile riuscire a mettere in pratica quello che hai appreso dai libri. Speravo che, in Italia, fosse tutto semplice ma la realtà è dura. Ho ricevuto solo porte in faccia». In Tunisia lavorava come ingegnere edile ma i soldi non bastavano e così è iniziata l'odissea. «Mi sento ripetere - spiega - che ci vuole tempo per ottenere il riconoscimento della laurea, che andrebbe integrata con alcuni esami aggiuntivi. Dovrei insomma rimettermi a studiare». Durante i colloqui, nei settori più diversi, il ritornello è sempre lo stesso: «la tua laurea è troppo» oppure la «tua laurea è troppo poco». «Per i mestieri che non richiedono un titolo di studio specifico - continua - chi possiede una laurea ha più probabilità di ottenere il posto senza dire di averla. Meglio una persona con aspettative più basse. Per le professioni che invece una laurea la richiedono, ci si scontra con la burocrazia». Di nuovo tra i banchi dunque. Ma il Mohamed studente non esiste più. Non c'è più tempo per la cultura. «Il problema - prosegue - è che ho bisogno di guadagnare. Ho una famiglia da mantenere».

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