Il Tirreno

Pontedera

I DIRIGENTI

Di Vita: «Ho già due ingiunzioni di pagamento»

Un’insegnante alla lavagna e (sotto) Daniela Di Vita
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Un’insegnante alla lavagna e (sotto) Daniela Di Vita

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 PONTEDERA. Le difficoltà a far fronte al pagamento degli stipendi trovano la conferma dei dirigenti degli istituti scolastici. Non un male comune ma certamente molto diffuso. «Abbiamo notevoli difficoltà di budget per far fronte al pagamento degli stipendi per supplenze che superano i quattro o cinque giorni di durata», conferma la dirigente dell'Istituto comprensivo di Montopoli Daniela Di Vita. Che aggiunge: «Gli stipendi di marzo non li ho pagati perché nelle casse della scuola non ci sono i soldi. Ho già ricevuto due diffide da insegnanti che non ho potuto ancora pagare. Ho trasmesso il tutto all'avvocatura dello Stato per chiedere come devo comportarmi. E comunque, i soldi prima o poi il Ministero dovrà inviarceli».  Nelle scuole è sempre più difficile far quadrare i conti. Chi ha scelto di far fronte ai pagamenti anticipando i soldi per conto del Ministero dal 2006 è ancora in attesa del rimborso. «Ecco perché non vogliamo fare anticipi di cassa», sottolinea Di Vita.  All'Istituto comprensivo di Ponsacco è stato difficile far quadrare i conti negli ultimi mesi del 2009. «Non c'era chiarezza sull'assegnazione dei fondi», dice la dirigente Maura Biasci. Che aggiunge: «Fino a giugno non avremo problemi a pagare gli stipendi ma delle volte abbiamo liquidato le somme anche con un mese di ritardo».  I soldi alle scuole vengono assegnati sulla base del numero di assenze dei docenti, che mensilmente vengono comunicate dall'istituto a Roma. E sta qui tutta la differenza tra un istituto e l'altro. A gravare, infatti, è l'imprevedibile peso dei motivi all'origine delle assenze degli insegnanti di ruolo.  Non sono migliori i conti delle scuole superiori. All'Istituto tecnico Cattaneo di San Miniato il problema dei pagamenti delle supplenze è declinato al passato. «Siamo tra l'incudine e il martello - dice il dirigente Salvatore Caruso - cerchiamo di limitare al massimo il peso delle supplenze ma ovviamente dobbiamo assicurare l'attività didattica». Al Cattaneo per evitare le ingiunzioni di pagamento da parte dei supplenti si è scelto di spendere i soldi destinati ad altre voci, come il rinnovo delle attrezzature. «Abbiamo dovuto fare delle rinunce - conclude Caruso - Abbiamo anticipato gli importi, in attesa di riscuoterli dal Ministero, perché i supplenti hanno diritto a vivere del loro lavoro».

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