Il dolore
Dal carcere esce il teatro stabile
Paola Silvi
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Uno spettacolo nel carcere di Volterra; sotto il regista Armando Punzo Punzo: «Quando il lavoro sarà concluso nasceranno corsi di formazione»
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VOLTERRA. Prima la mozione approvata dal consiglio provinciale, poi quella del consiglio comunale, passando dalla delibera con la quale l'amministrazione volterrana si impegnava a erogare 90mila euro di finanziamenti. Il teatro stabile del carcere è ora una realtà. Più di un luogo fisico. Più di una zona di confine che lega il Maschio alla città. Più di una struttura mobile di circa 200 posti tra le mura carcerarie che si affaccia sul Parco Fiumi. Ma un'idea. Un sogno che abbraccia la concretezza dello spazio e le infinite possibilità culturali. Che lega la formazione con nuove occasioni lavorative. L'esperimento, iniziato oltre 22 anni fa da Armando Punzo, fondatore e direttore artistico della Compagnia della Fortezza, è diventato un seme rivoluzionario che, piano piano ha portato i suoi frutti. «Fin dagli esordi, non ho mai visto un carcere - dichiara Punzo, mentre ripercorre le tappe del progetto - Ho sempre visto un teatro tra le sbarre. Il mio sguardo non si fermava alle recinzioni. Nei detenuti ho scoperto qualità, potenzialità che normalmente non sono palesi. È per questo che abbiamo iniziato a lavorare assieme ottenendo risultati straordinari». All'interno di una prigione, i detenuti hanno scoperto il fascino del palco, perché su un palco «hanno avuto l'opportunità di guardare dentro sé stessi - continua il regista - il teatro rappresenta per chiunque, detenuto o incensurato, una ricchezza di esperienze di vitaprofonda». L'utopia si è evoluta e il cammino ha raggiunto il teatro stabile. «La stabilità in sé - specifica - non è strutturale ma poggia sul protocollo d'intesa firmato con il ministero della Giustizia per l'istituzione del "Centro Nazionale Teatro e Carcere" e nel riconoscimento del ministero dello Spettacolo». Realizzare il progetto significa promuovere l'attività della Compagnia oltre i limiti imposti dalla logica della rieducazione del detenuto, trasformando un luogo di esclusione e marginalità in un centro di crescita sociale. «Quando il lavoro sarà concluso - aggiunge Punzo - nasceranno nuovi corsi di formazione professionale. Non soltanto per attori, ma anche didattica pensata per scenografi, costumisti, fonici, addetti alla pubblicità, alle luci, a tutti mestieri insomma che gravitano intorno al teatro. Già un ex detenuto, Mimoun El Barouni è diventato attore e si mantiene con il suo mestiere. Detenuti di altri carceri potrebbero richiedere di venire a Volterra per partecipare all'attività. Ci sarà la necessità, inoltre, di aumentare, quasi raddoppiare i dipendenti di Carte Blanche che al momento sono 5». Il teatro stabile con la sua ubicazione offre grandi opportunità di fruizione. «Il pubblico non dovrà oltrepassare il penitenziario per accedere alla zona di rappresentazione - conclude Punzo - Ed è un aspetto che agevola la partecipazione. Così come potranno essere coinvolte le scuole».
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