Il Tirreno

Pontedera

Nelle casse delle scuole mancano i soldi per far fronte agli impegni. In tanti chiedono aiuto al sindacato

«Costretta a insegnare gratis»

Maria Giuseppina Canuso segretaria di Cisl scuola di Pisa
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Maria Giuseppina Canuso segretaria di Cisl scuola di Pisa

Vita da supplente, senza cattedra e la certezza dello stipendio a fine mese

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PONTEDERA. «Venga a far supplenza ma non sapremo quando la pagheremo». È il ritornello che in questi mesi si è sentita ripetere Paola (nome di fantasia), sposata, giovane docente, alle spalle una discreta esperienza d'insegnamento nelle scuole dell'infanzia.  Quando il dirigente di un istituto comprensivo del territorio ha dovuto pescare, per coprire un'astensione obbligatoria per maternità, dalla graduatoria di prima fascia, facilmente è arrivato a lei. Il primo giorno da supplente in quella scuola, Paola l'ha vissuto a settembre inoltrato. E per tre mesi è stata regolarmente pagata dal ministero del Tesoro, che interviene laddove l'insegnante sostituisce una collega nel periodo di maternità obbligatoria (tre mesi prima del parto e due dopo).  La neo mamma, però, ha pensato bene di usufruire anche di alcuni mesi di astensione facoltativa dal lavoro, rinunciando a una parte di stipendio: il bimbo da allattare, la difficoltà a rientrare a pieno ritmo tra tanti bambini, l'ha convinta a restare a casa. Una buona opportunità per Paola? No, l'inizio di un calvario. Alla supplente il dirigente scolastico ha proposto un contratto: poco meno di 1.200 euro netti al mese. Ma, nel contempo, anche un altro documento in cui la nostra avrebbe dovuto prendere atto di non sapere quando la sua prestazione professionale sarebbe stata liquidata.  «Non credevo ai miei occhi. Ma, alla fine, ho dovuto accettare». Siamo a gennaio inoltrato. Primo mese, niente stipendio. Secondo, pure. La tensione, a scuola, sale. Paola ha intenzione di far valere i suoi diritti. Si rivolge al dirigente scolastico e le confida la situazione sua e di altre colleghe supplenti: un mutuo da pagare, figli da crescere... «In tutta risposta un perentorio: non posso farmi carico dei vostri problemi».  Così Paola ha raccontato tutto al sindacato di Cisl scuola. Il dirigente viene contattato. Le pressioni hanno il loro effetto. La supplente ottiene quanto le spettava, ma solo ad aprile inoltrato. Nel frattempo, torna la titolare. In questi mesi Paola è ancora cresciuta in graduatoria. Dopo i primi trenta giorni di servizio, infatti, a ogni insegnante sono riconosciuti due punti. E altrettanti per ogni altri sedici giorni di insegnamento. Ma quanta fatica. E quanta umiliazione.  «Io ne sono uscita bene, perché mi sono rivolta al sindacato conclude Paloa - Altre, impaurite, non hanno fatto altrettanto. E sono ancora senza stipendio dopo quattro mesi. Il nostro è un servizio professionale, non un'attività di volontariato!». Che il caso non è isolato lo confermano alla Cisl: «Abbiamo avviato due intimazioni di pagamento e messa in mora. In altri cinque casi è stato sufficiente una telefonata per risolvere la questione: i soldi, evidentemente, sono stati trovati, e la supplente è stata prontamente pagata».

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