Il Tirreno

Pontedera

Nei campi si combatte il clima

Filippo Bernardeschi
La riunione dell’altra sera a La Sterza con 200 imprenditori agricoli
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La riunione dell’altra sera a La Sterza con 200 imprenditori agricoli

Prezzi bassi e cambiamenti meteo: i guai dei nostri agricoltori

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LAJATICO. La colonnina di mercurio scende. Poi sale. Poi scende di nuovo. E pioggia a dirotto, per settimane. Ma che succede? Le stagioni cambiano davvero, o è solo un'impressione? Girando la domanda a chi, con il tempo, deve rapportarsi ogni giorno - gli agricoltori dell'Alta Valdera - si ottiene una risposta poco rassicurante: «Sì, il clima cambia. E i danni sono tanti».  Maggio ortolano. Partiamo da Lajatico. Da queste si coltiva il grano. Le grandi aziende, già in crisi a causa dei bassi prezzi del cereale, si ritrovano a dover lottare con il maltempo. Le precipitazioni insistenti compromettono le coltivazioni: «La pioggia primaverile - afferma Leonardo Antonelli, dall'omonima azienda agricola - dovrebbe essere un evento benefico. Ma quando si supera un certo livello, come accade in questi giorni, diventa controproducente». Esiste un proverbio che mette a fuoco il problema: maggio ortolano, tanto fieno e poco grano. «Significa che la pianta cresce in lunghezza, ma il "chicco" ne esce impoverito. E anche noi che lo vendiamo». E' sempre stato così? «Certo che no. Il clima è cambiato, chi lavora la terra deve stargli dietro».  Animali nel fango. Lari. Agriturismo "Le Macchie". Paolo Parisi, il titolare, produce l'uovo «più buono del mondo». Chi lavora nella sua attività afferma di aver registrato il cambiamento negli ultimi cinque anni. «L'estate s'è accorciata, le piogge intensificate. Durano più a lungo - commenta un'impiegata - e portano via il mangime (qua si alleva all'aperto, ndr) obbligando a una manutenzione continua». Interventi, dieci anni fa straordinari, diventano ordinari: «Recinzioni che cadono, drenaggi, appiattimento di strade». «Raggiungere gli animali è difficoltoso - afferma lo stesso Parisi - col terreno impregnato, i tempi di lavoro si allungano. Le spese lievitano».  Dalla palude al deserto. Gli sbalzi climatici hanno anche un'altra faccia: quella della siccità. «Un paio di anni fa - racconta Gianfranco Meazzini, da Crespina - una bolla di calore micidiale ha fatto perdere quintali di prodotto». L'azienda è specializzata nella coltivazioni di frutta e ortaggi: «L'eccesso di calore guasta la maturazione del frutto - spiega l'agricoltore - e aumenta in modo anomalo il suo grado zuccherino». Così, gli agricoltori devono inventarsi strategie per salvaguardare il proprio lavoro.  Zucchine come esempio. A chiudere è ancora Meazzini. Ci racconta un aneddoto che chiarisce bene come, alla fine, tutto si ripercuote sul consumatore. «Nella terza decade dell'ottobre 2009 - dice - la temperatura nottura è crollata a -1ºC. Quelli che dovevano essere 100 quintali di zucchine sono diventati 20. Nello stesso periodo, il loro prezzo sul mercato è salito di 1 euro e 50 al chilo».

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