Gioco
Arrighi lascia la direzione Inps dopo 37 anni di lavoro
Andreas Quirici
Va in pensione da vittorioso, in un momento cruciale per il lavoro in Valdera. Filippo Arrighi, 59 anni, di cui 37 passati a lavorare all'Inps, direttore dell'agenzia pontederese dal 2004, stacca la spina e si riposa, ma prima analizza la situazione del territorio.
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PONTEDERA. Va in pensione da vittorioso, in un momento cruciale per il lavoro in Valdera. Filippo Arrighi, 59 anni, di cui 37 passati a lavorare all'Inps, direttore dell'agenzia pontederese dal 2004, stacca la spina e si riposa, ma prima analizza la situazione del territorio.
«Probabilmente ora non ci sono più persone da licenziare», dice con un sorriso amaro. La fotografia, del resto, è chiara. «Con la recente crisi - spiega - siamo passati da 250 disoccupati al mese a circa 600, ma adesso siamo tornati a numeri pressoché normali, visto, appunto, che i licenziabili sono stati fatti tutti più o meno fuori. Un altro dato significativo è quello relativo a quante persone attualmente riscuotono la disoccupazione. Sono quasi 2300 in provincia, quando invece eravamo abituati a pagarne tra i 1200 e i 1300». La sua vittoria è quella di aver migliorato gli standard qualitativi e produttivi dell'ufficio, nonostante il passaggio da una trentina a 18 dipendenti in poco tempo.
«Quest'agenzia ha bisogno di personale - afferma Arrighi - perché i problemi da risolvere sono molti. Quello che mi conforta è che qui c'è gente molto in gamba, che ha sempre anteposto la causa ai problemi personali e il fatto che i vertici provinciali e regionali abbiano preso a cuore la situazione di Pontedera». Sono 18 i comuni che fanno riferimento all'agenzia diretta fino allo scorso primo aprile da Arrighi ed ereditata da Vincenzo Venuta, suo vice per tutti questi anni. Un territorio vasto che, negli ultimi tempi ha vissuto due crisi. «La prima fu quella del 2001 - ricorda - il crollo delle Torri gemelle e tutto ciò che successe alle aziende del comparto moda in special modo. Fu aperto il tavolo, appunto, della moda e gestimmo 6 milioni di euro di ammortizzatori sociali in deroga.
I calzaturifici beneficiarono degli aiuti e la crisi fu superata abbastanza bene. Quella recente, cominciata nel 2008, invece, ha creato moltissimi danni, specialmente a chi ha una cinquantina d'anni e alla fascia tra i 20 e i 25 anni. I primi non riescono a riciclarsi nel mercato del lavoro. I secondi, invece, non riescono a entrare». Il problema, per chi perde il lavoro è che non lo ritrova facilmente.
«Chi ci riesce - assicura Arrighi - è perché è iscritto alle liste di mobilità o di disoccupazione. Le aziende che assumono questi lavoratori ricevono bonus fiscali. Il punto è che finito il periodo di utilizzo di questi sgravi il rapporto di lavoro spesso si conclude». Poche le situazioni all'interno dell'agenzia pontederese veramente drammatiche. «Che io ricordi - ammette - non ci sono mai stati episodi di disperazione che abbiano portato scompiglio. Questo è sempre stato un territorio che ha offerto lavoro e continuerà a farlo. E' chiaro che in questa fase è molto difficile fare previsioni, ma qualcosa sta tornando a muoversi nel mercato dell'occupazione». E come si comportano le aziende?
«Non gestiamo imprese qui - dice l'ex direttore - ma a volte è capitato di sedersi a tavoli per vertenze con una ventina di lavoratori coinvolti e che a distanza di 15 giorni venivano assunti di nuovo da aziende dalla ragione sociale diversa, ma domiciliate allo stesso indirizzo di prima. Sono giochini che fanno anche i grossi gruppi, ma che non sono mai stati troppo spesso utilizzati».
«Probabilmente ora non ci sono più persone da licenziare», dice con un sorriso amaro. La fotografia, del resto, è chiara. «Con la recente crisi - spiega - siamo passati da 250 disoccupati al mese a circa 600, ma adesso siamo tornati a numeri pressoché normali, visto, appunto, che i licenziabili sono stati fatti tutti più o meno fuori. Un altro dato significativo è quello relativo a quante persone attualmente riscuotono la disoccupazione. Sono quasi 2300 in provincia, quando invece eravamo abituati a pagarne tra i 1200 e i 1300». La sua vittoria è quella di aver migliorato gli standard qualitativi e produttivi dell'ufficio, nonostante il passaggio da una trentina a 18 dipendenti in poco tempo.
«Quest'agenzia ha bisogno di personale - afferma Arrighi - perché i problemi da risolvere sono molti. Quello che mi conforta è che qui c'è gente molto in gamba, che ha sempre anteposto la causa ai problemi personali e il fatto che i vertici provinciali e regionali abbiano preso a cuore la situazione di Pontedera». Sono 18 i comuni che fanno riferimento all'agenzia diretta fino allo scorso primo aprile da Arrighi ed ereditata da Vincenzo Venuta, suo vice per tutti questi anni. Un territorio vasto che, negli ultimi tempi ha vissuto due crisi. «La prima fu quella del 2001 - ricorda - il crollo delle Torri gemelle e tutto ciò che successe alle aziende del comparto moda in special modo. Fu aperto il tavolo, appunto, della moda e gestimmo 6 milioni di euro di ammortizzatori sociali in deroga.
I calzaturifici beneficiarono degli aiuti e la crisi fu superata abbastanza bene. Quella recente, cominciata nel 2008, invece, ha creato moltissimi danni, specialmente a chi ha una cinquantina d'anni e alla fascia tra i 20 e i 25 anni. I primi non riescono a riciclarsi nel mercato del lavoro. I secondi, invece, non riescono a entrare». Il problema, per chi perde il lavoro è che non lo ritrova facilmente.
«Chi ci riesce - assicura Arrighi - è perché è iscritto alle liste di mobilità o di disoccupazione. Le aziende che assumono questi lavoratori ricevono bonus fiscali. Il punto è che finito il periodo di utilizzo di questi sgravi il rapporto di lavoro spesso si conclude». Poche le situazioni all'interno dell'agenzia pontederese veramente drammatiche. «Che io ricordi - ammette - non ci sono mai stati episodi di disperazione che abbiano portato scompiglio. Questo è sempre stato un territorio che ha offerto lavoro e continuerà a farlo. E' chiaro che in questa fase è molto difficile fare previsioni, ma qualcosa sta tornando a muoversi nel mercato dell'occupazione». E come si comportano le aziende?
«Non gestiamo imprese qui - dice l'ex direttore - ma a volte è capitato di sedersi a tavoli per vertenze con una ventina di lavoratori coinvolti e che a distanza di 15 giorni venivano assunti di nuovo da aziende dalla ragione sociale diversa, ma domiciliate allo stesso indirizzo di prima. Sono giochini che fanno anche i grossi gruppi, ma che non sono mai stati troppo spesso utilizzati».
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