Sicurezza
«Pronti a non coltivare più il grano»
Filippo Bernardeschi
La protesta di 200 agricoltori della nostra zona riuniti a La Sterza Due i problemi: il basso costo del cereale e il tempo "impazzito"
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LAJATICO. I produttori di grano sono in crisi. Una crisi che minaccia di sfociare in protesta aperta, con manifestazioni e azioni eclatanti. Tanto per fare un esempio, non è esclusa la sospensione della coltivazione per tutto il 2011. Parliamo di circa 100mila quintali di grano che verrebbero a mancare. I problemi che affliggono il settore sono due: il basso costo del cereale (quest'anno 12 euro al quintale, mentre nel 2009 era di poco superiore ai 20) e il tempo impazzito. Per discutere la situazione, venerdì sera nelle ex scuole elementari di La Sterza (nella foto, un momento dell'incontro) si sono riuniti i rappresentanti di 200 aziende agricole della zona. «La situazione non è più sostenibile» dichiara Leonardo Antonelli. La sua attività, a La Sterza, produce circa 8 quintali di grano all'anno. «I guadagni sono talmente bassi - continua l'agricoltore - che molti colleghi hanno stipato nei magazzini il raccolto di due anni fa». Speravano in una risalita dei prezzi. Non è accaduto. «Ma se guardiamo quanto costa un pacco di pasta - commenta Antonelli - ne deriva una sproporzione assurda». Poi ci si mette la "nevrosi" meteorologica: le piogge insistenti ritardano la semina. Dopodiché la pianta si sviluppa nel fusto, a discapito del seme. «Quest'anno il 60% delle grandi aziende locali ha seminato solo in parte i suoi terreni - dichiara l'agricoltore. - Se la Regione non ci aiuta, forse conviene chiudere bottega». La riunione a La Sterza è solo la punta dell'icebearg. Le aziende che aderiscono alla protesta sono sparse nei Comuni di Orciano, Casciana Terme, Santa Luce e Chianni. Ma non finisce qua. L'agitazione valica i confini regionali: «Ci siamo messi in contatto con un comitato del senese, a sua volta in contatto con produttori di altre regioni. Stiamo valutando l'ipotesi di scendere in piazza a Firenze. Un'altra ipotesi è quella di saltare la semina dell'anno prossimo. Non escludiamo i sindacati, ma pensiamo che avrebbero potuto fare di più per sostenerci». Fra le richieste che saranno avanzate, l'inserimento della tracciabilità della pasta, per valorizzare il prodotto locale, e la sospensione dei contributi Inps.
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