Il Tirreno

Pontedera

Segregata in uno sgabuzzino

Candida Virgone
Il tribunale di Pisa dove si celebrerà il processo
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Il tribunale di Pisa dove si celebrerà il processo

Vittima una cameriera di colore, ex ristoratore di Capannoli nei guai

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 CAPANNOLI. «Sporca negra, sei una sporca negra». Con queste frasi, quasi quotidiane stando al racconto dell'oggetto di tante attenzioni, il gestore di un ristorante avrebbe apostrofato più volte una dipendente, una cameriera giovanissima, minorenne all'epoca dei fatti, colpevole forse di qualche inesperienza, ma soprattutto di avere la pelle scura ed essere nata in Marocco. E il trattamento all'altezza dell'epico "Radici" e del mitico Kuntakinte non si sarebbe limitato a questo: un giorno, addirittura, il gestore avrebbe chiuso la ragazza, rea di aver chiesto i dovuti tre mesi di stipendio arretrato, in uno sgabuzzino per venti, lunghissimi, minuti. Di fronte a questo ennesimo atto di prevaricazione, la diciassettenne marocchina, che chiameremo col nome di fantasia Sara e che vive in Valdera, si era tolta il grembiule e aveva lasciato il posto in cui aveva resistito ben dieci mesi, ma solo perché aveva bisogno di lavorare.  L'accusa di quelle frasi razziste e della segregazione forzata è costata però cara al gestore del ristorante, che l'altra mattina in tribunale è stato rinviato a giudizio dal gup Pietro Murano per ingiuria aggravata dalle finalità di discriminazione razziale e sequestro di persona. Il processo a carico dell'uomo, il romano Fabio Corrado, 47 anni, si terrà ai primi di luglio. Il ristorante, che si trova a Capannoli, dove sarebbero avvenuti i fatti di questa triste vicenda, oggi ha cambiato gestione, mentre l'uomo vivrebbe in Versilia.  Sara, oggi ventenne, aveva 17 anni quando entrò come cameriera nel ristorante gestito da Corrado. Prese servizio all'inizio dell'estate del 2007 e vi rimase fino a quel terribile giorno del marzo del 2008, quando, all'ennesimo affronto, andò via in lacrime.  Fin dall'inizio, secondo la sua versione dei fatti, quel lavoro era stato una specie di calvario. Il gestore le avrebbe rivolto, anche davanti ad altri dipendenti, apprezzamenti sulla sua razza e frasi denigratorie.  Secondo il racconto di alcuni testimoni questo sarebbe accaduto anche davanti ad alcuni clienti. Una situazione difficile che Sara avrebbe accettato a capo basso perché aveva un disperato bisogno di quel posto. Tutto ciò fino a quel terribile giorno. Secondo la versione della ragazza e dell'accusa, la giovanissima cameriera non riceveva lo stipendio da tre mesi. Quella sera, nonostante la soggezione, si decise a chiederne conto al datore di lavoro, il quale, per tutta risposta, l'avrebbe spinta dentro uno sgabuzzino dove l'avrebbe chiusa a chiave. Il tutto sotto gli occhi di sua moglie. La ragazzina avrebbe iniziato ad urlare e chiedere aiuto, supplicando in lacrime che aprissero la porta, ma la segregazione sarebbe durata la bellezza di venti minuti, finché la moglie dell'uomo non aveva girato la chiave nella serratura liberandola e offrendole un bicchiere d'acqua a conforto di tanto spavento. Poi - racconta la ragazza - aveva cercato di minimizzare, come se non si rendesse conto di quanto era accaduto. Il bisogno fa abbassare la testa spesso e volentieri, ma ci sono momenti in cui fortunatamente l'orgoglio prevale su tutto. Così è stato per Sara, che è uscita dal ristorante per entrare subito nella caserma dei carabinieri. Le indagini, scattate subito e coordinate dal pm Giovanni Maddaleni, hanno portato alla denuncia dell'uomo e alla richiesta di rinvio a giudizio, accolta l'altra mattina dal gup Murano. L'ingiuria è un reato di competenza del giudice di pace, ma l'aggravante della discriminazione spedisce l'accusato direttamente davanti ad un collegio. E in più c'è la grave accusa di sequestro di persona. Davanti al gup la ragazza si è costituita parte civile tutelata dall'avvocato Brunella Crecchi. L'uomo era difeso dall'avvocato Claudia Frosini.  

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