La protesta
I signori delle buche È guerra tra Comuni e gestori di servizi
Filippo Bernardeschi
2 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Il dissesto stradale è sempre una brutta faccenda, per un Comune. Ma il vero incubo sono i piccoli interventi. Quelli necessari a riparare una tubatura, ad esempio, o un cavo telefonico. Scavi che sventrano porzioni minime d'asfalto, e che però contribuiscono a rendere le strade delle nostre città simili a un percorso ad ostacoli, con tanto di feriti, spreco di risorse e querele. Protagonisti della vicenda sono gli uffici tecnici dei Comuni, da una parte, e i gestori dei servizi (ad esempio Acque spa, Telecom ed Enel) dall'altra. Meno spendo, meglio è. «Quando c'è da fare una riparazione - ci racconta un tecnico dell'ufficio gestione servizi del Comune di Pontedera - gli enti che gestiscono i servizi fanno domanda per l'utilizzo del suolo pubblico. Sono loro che si occupano di incaricare una ditta». Spesso queste ditte vengono da fuori: «Sicilia, Campania, Sardegna - continua il tecnico - Riescono a vincere appalti a prezzi bassi». Questo si ripercuote in modo negativo sull'esito dell'intervento: «Non rispettano la normativa, o non la conoscono, e vanno al risparmio». Commenti simili arrivano dagli altri due Comuni interpellati, Calcinaia e Ponsacco: «La nostra normativa vuole che, al momento della copertura, si asfalti per 3 metri su entrambi i lati del punto d'intervento - afferma il vicesindaco di Ponsacco, Floriano Baldacci - ma sono in pochi a rispettare la regola». Come nasce una buca. Chiediamo delucidazioni agli esperti. Alla Cdn edilizia, impresa pontederese, ammettono: «I gestori chiedono lavori veloci e meno elaborati». Alla Slesa di Ponsacco - ditta specializzata - un impiegato ci illustra perché molte riparazioni si risolvono in una buca potenzialmente dannosa: «Ci sono diversi fattori che concorrono all'esito negativo dell'intervento. Uno di questi è la fretta. Scavando si influisce sul materiale che fa da base all'asfalto. Prima di stendere la copertura bisognerebbe aspettare che si sedimentasse il riempimento. Questo richiede tempo». Tempo che i gestori dei servizi, di solito, non hanno. «Allora si creano degli spazi vuoti - prosegue l'impiegato - il terreno cede e l'asfalto si crepa». E poi c'è il tornaconto economico. Sono molti i lavori fatti a mano: «Perché una finitrice, per pochi metri, non conviene». Fiato sul collo. La tendenza a ignorare le norme ha messo in allarme i Comuni. A Calcianaia si è arrivati addirittura a un inasprimento delle sanzioni. I controlli ripetuti funzionano. Lo sa bene Roberto Andreotti, responsabile del servizio tecnico, che qualche simpatico collega definisce "segugio". «Il primo controllo scatta appena aperto il cantiere - informa. - Per tappare il buco hanno 25 giorni, o scatta una multa di 742 euro».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
