Il Tirreno

Pontedera

Scl, ultimatum alle istituzioni

di Manolo Morandini
Scl, ultimatum alle istituzioni

L'azienda scrive al sindaco: serve una risposta a breve sul piano industriale

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LARDERELLO. Quindici giorni per il futuro della Scl. Tempi strettissimi per sbrogliare la vicenda dell'azienda chimica e garantire il proseguimento dell'attività, che conta 54 addetti. Altrimenti partirà la procedura di liquidazione volontaria dell'impresa. Termine e prospettiva sono indicati nella lettera che il management della Società Chimica Larderello ha indirizzato a Provincia, Comune di Pomarance e segreterie dei sindacati confederali. Lo scenario descritto da Claudio Paleari e Paolo Bonini è quello di un'azienda investita dalla crisi: «che ha determinato considerevoli perdite per l'effetto combinato della diminuzione del fatturato dei prodotti industriali e il rallentamento dei conferimenti in discarica con l'approssimarsi del termine della parziale autorizzazione». E aggiungono: «In questo contesto l'azionista americano, a fronte della prospettiva di dover procedere alla liquidazione dell'azienda, ha deciso di passare la mano a un gruppo di investitori che hanno intensamente lavorato negli ultimi mesi all'elaborazione di un piano industriale che si ponesse il duplice obiettivo del rilancio industriale e commerciale di Scl e della definitiva sistemazione della discarica Bulera».  Serve chiarezza d'intenti e in tempi brevi. «Affinché il piano possa trovare attuazione, evitando la procedura di liquidazione volontaria dell'azienda, altrimenti inevitabile, è indispensabile che si pervenga nel giro dei prossimi giorni alla sottoscrizione di un accordo che consenta di dare alla discarica di Bulera una sistemazione definitiva secondo il progetto approvato a suo tempo dal ministero dell'Ambiente, senza il quale l'azienda non può accedere ai finanziamenti necessari per ripartire e, a seguire, dar corso a una serie di investimenti quali la ripresa di programmi di ricerca sui prodotti e di ammodernamento degli impianti dell'azienda, la realizzazione in Bulera di un impianto di trattamento del percolato, la colmatazione della parte della discarica oggi scoperta, la creazione di un parco fotovoltaico».  Il clima sull'azienda ha consigliato il management di prendere carta e penna per scrivere alle istituzioni. «Le contrarietà che vengono manifestate al piano aziendale da parte di gruppi locali, se confermate dall'impossibilità per gli enti preposti di procedere alla sottoscrizione di detto accordo entro il 15 maggio, termine non da noi fissato ma strettamente collegato ad adempimenti societari-legali, determineranno da quel momento l'avvio della procedura per la messa in liquidazione dell'azienda, con un processo non più reversibile che lascerà senza lavoro oltre cinquanta famiglie, senza tener conto dell'indotto, e lasciando altresì irrisolti una serie di problemi ambientali, che trovano invece piena attuazione nei piani presentati. L'azienda e gli investitori che si sono impegnati nel piano si augurano che, in un momento così critico per l'economia del paese e per la Toscana il senso di responsabilità prevalga».  I margini per un'attività che solo nel 2008 con il solo fatturato industriale si attestava a 20 milioni di euro, arrivando a esportare l'80% della produzione, ci sono anche nell'attuale contesto produttivo.  «È un'iniziativa che presenta opportunità per tutti. Per i lavoratori, che vedrebbero conservato il loro posto di lavoro in un contesto con prospettive di ulteriore crescita occupazionale; per il territorio, che dopo la pesante eredità dei decenni passati potrebbe vedere la discarica finalmente riconsegnata come opera completa e in sicurezza, per la tradizione tecnologica e industriale locale, che fa vanto di una competenza nei prodotti borici di oltre 2 secoli e che sarebbe doloroso quanto incomprensibile venisse all'improvviso interrotta».

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