Il Tirreno

Pontedera

Niente processo per i medici

L’aula del tribunale di Pisa
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L’aula del tribunale di Pisa

Morì a 50 anni al pronto soccorso per la lacerazione dell'aorta

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 PONTEDERA. Non c'è stata colpa nei soccorsi prestati a Cristina Carli, impiegata, morta a soli 50 anni, durante il fine settimana del 25 aprile di due anni fa. Ieri mattina il giudice dell'udienza preliminare del tribunale di Pisa, Pietro Murano, ha emesso la sentenza di non luogo a procedere nei confronti dei due medici per i quali lo stesso ufficio del Gip aveva chiesto il rinvio a giudizio pochi mesi fa, con l'accusa di omicidio colposo.  Già l'inchiesta aveva rischiato di concludersi con l'archiviazione, richiesta peraltro dal pubblico ministero Giovanni Porpora. L'avvocato Massimiliano Calderani che assiste i familiari della vittima si era opposto all'archiviazione. Successivamente il gip Alberto De Palma, nel gennaio scorso, aveva fatto ricorso alla formula dell'imputazione coatta. Ieri mattina si è svolta a Pisa l'udienza preliminare che doveva servire a decidere dell'eventuale rinvio a giudizio dei medici cercando di capire se ai pronto soccorso di Fucecchio e Pontedera, dove la donna si era rivolta, era stato fatto il possibile per salvare la donna. Restava da capire se l'aver diagnosticato in tempo la lacerazione dell'aorta che poi ha causato la morte di Cristina Carli avrebbe evitato il dramma.  I due medici indagati, uno dell'Asl 11, residente a San Miniato, che all'epoca lavorava al pronto soccorso di Fucecchio, e una dottoressa di Pisa che lavora al pronto soccorso del Lotti di Pontedera, escono quindi dalla vicenda giudiziaria, anche se alcuni familiari della donna morta hanno già chiesto loro i danni in sede civile.  La vittima si sentì male mentre era a casa, a Casteldelbosco, nel fine settimana. Un'ambulanza la trasportò al pronto soccorso dell'ospedale di Fucecchio, dove venne valutata da un medico e poi dimessa. Non sembrava niente di grave, così le dissero. Eppure l'impiegata stava male, non riusciva a prendere sonno, non aveva mai avuto quei dolori così forti. Alcune ore dopo che era stata dimessa dall'ospedale di Fucecchio la donna, che accusava dolori al torace a una spalla, si fece accompagnare al pronto soccorso del Lotti. Attese pazientemente il suo turno e venne inviata nel reparto di radiologia. Ma l'accertamento richiesto al pronto soccorso non lo fece. Quando Carli arrivò ad alzarsi sulla sedia a rotelle che le era stata assegnata morì. I familiari, convinti che ci fosse stato un errore medico, presentarono un esposto ai carabinieri chiedendo di fare luce sulla vicenda.  Cristina Carli aveva lavorato per molti anni nello studio legale del defunto Pier Ugo Montorzi, e al momento della disgrazia era una collaboratrice dello studio legale Pericoli-Calderani di Pontedera.  La figlia, Ramona Mandorlini, non ha voluto commentare la sentenza di ieri. «Valuteremo cosa fare una volta lette le motivazioni», dice lasciando intuire di non essersi immaginata questa conclusione dell'udienza preliminare. I consulenti tecnici che si sono occupati della vicenda hanno espresso valutazioni diverse e in parte contrastanti rispetto alle possibili responsabilità mediche. S.C.

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