Sicurezza
Con tutte le sue storie di scampato alle fucilazioni fasciste, Egidio Tozzini era una figura mitica per il paese
E' morto l'ultimo dei carbonai di Castelnuovo
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TOZZINI Il pensionato è morto nel suo letto 2 MINUTI DI LETTURA
CASTELNUOVO. E' morto nel sonno. A casa, nel suo letto. Era l'ultimo dei carbonai Egidio Tozzini, un mito di 84 anni per l'intera comunità di Castelnuovo, che non ha mancato di seguire il compaesano anche nell'ultimo viaggio. Quello da lui tante volte dissacrato. E' stata la moglie a trovarlo. Era come se dormisse, fanno sapere dalla famiglia. Tutti nel borgo conoscevano Egidio, che da giovane faceva il carbonaio. Recentemente aveva raccontato le sue storie di scampato, sotto i fucili fascisti, anche sulle pagine del nostro giornale. Era il 30 dicembre dello scorso anno. «Era il '44, mi vennero a prendere nella campagna di Montegemoli diciotto fascisti, avevo appena 18 anni e volevano che mi arruolassi, mi portarono a Pisa e da lì a Ravezzano e poi al fronte a Cassino, lì non ci dettero il fucile, ma pala e piccone», ricordava il pensionato. Nell'intervista i suoi aneddoti sgorgavano come se fossero successi il giorno prima. Ne riprendiamo alcuni passaggi, come quello della prima fuga da Sesto Fiorentino. «I tedeschi ci avevano messo in una stanza. C'era una finestra e io dissi al mio amico Santi: scappiamo che qui si crepa, ma lui mi disse: io non vengo». Mentre parlava Egidio non riuscì a trattenere le lacrime. «Mi buttai dalla finestra e una volta arrivato a terra vidi che anche Santi mi aveva seguito». A questo punto sembrava che la storia finisse, invece no, Egidio con l'amico Santi arrivò fino a Viterbo dove chiese accoglienza in un podere, ma al posto di un piatto caldo quella famiglia chiamò i tedeschi avvisandoli della loro presenza. Il Tozzini e il suo amico furono ricatturati e riportati a Sesto. «Quando tornammo, ci volevano mettere in forno, ci volevano cuocere - continuò Egidio - allora con Santi si riscappò. Giunti a Montecatini lui si fermò a casa sua, mentre io proseguii e arrivai a Saline». A Saline Tozzini fu catturato di nuovo dai fascisti e portato al carcere di Volterra: «La mia famiglia veniva a trovarmi, ma loro li mandavano via, mi volevano ammazza'- ci disse alzando un po' il tono - mi portarono su un colle, mi legarono, mi misero davanti al plotone di esecuzione, e quando il prete dette il via per sparare, io mi feci coraggio e scappai più forte che potevo buttandomi sotto un muro, da lì i fascisti mi persero».
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