Il Tirreno

Pontedera

«All’ufficio stranieri senza neppure ascoltarmi mi dicono che non sono cittadina europea»

Di colore, perciò discriminata

Francesca Suggi
L’insegnante di origini caraibiche Jennifer Malone insieme al marito Marco Amodeo
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L’insegnante di origini caraibiche Jennifer Malone insieme al marito Marco Amodeo

Lo sfogo di un'insegnante caraibica sposata a Ponsacco

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 PONSACCO. Il giorno in cui ha bisogno della guardia medica per la figlia, il dottore guarda la bambina senza chiedere niente a lei, la mamma, e sentenzia: "E' malnutrizione". Ma non è. Il giorno in cui va all'ufficio stranieri a Pontedera per avere informazioni su come portare una sua studentessa in vacanza a Londra viene accolta, senza aver proferito parola, con un "Ma signora, tu non sei europea".  No, non è europea Jennifer Malone. E' semplicemente cittadina italiana l'insegnante, nata e cresciuta tra il paradiso di Antigua e la Florida, da otto anni in quel di Ponsacco insieme al marito, Marco Amodeo, che ha sposato ben 15 anni e mezzo fa. «Sono stufa di vivere queste situazioni, dove il colore della mia pelle sembra arrivare prima della mia persona», sguardo intenso e colori caraibici che trasmettono il calore della sua terra. Jenny - come la chiamano gli amici - è veramente stanca di "subire" queste che chiama discriminazioni sottili.  Di tutte quelle persone che prima ancora di parlarle, la scambiano per africana e si permettono parole che non dovrebbero. Di tutte quelle volte che le viene scaraventato in faccia, magari entrando in un negozio, un "Non compriamo niente".  Come dire, il mio colore è uno solo: uomo. O meglio, donna in questo caso. Una giovane mamma di 41 anni, orgogliosa di Arik di 10 anni e Asia di 12.  Una famiglia in cui tra le quattro mura si parlano due lingue, l'inglese - sorry, americano - e l'italiano del marito perito navale e yacht-manager appassionato di barche, che nel 1991 fa la traversata Viareggio-Antigua a bordo di un 23 metri a vela. E una volta messo piede ponsacchino sull'isola, Cupido fa il resto.  «Siamo nel 2010 - si sfoga - è possibile che negli uffici pubblici, gli addetti non siano abbastanza professionali e preparati tanto da arrivare a conclusioni affrettate e permettersi parole discriminanti?».  Guarda i suoi bambini Jenny. Non vuole che anche loro sperimentino tale degrado culturale. «E' per questo che ai bambini che frequentano i corsi di lingua alla mia scuola di Ponsacco, insegniamo prima di tutto la civiltà e il rispetto dell'altro», continua lei che domani partirà per Londra insieme a sei dei suoi studenti fino a domenica per una piccola full-immersion di lingua.  Si porta un continente addosso la 41enne. Caribe, Stati Uniti, Italia: nel suo sguardo non ci sono barriere. E pretenderebbe altrettanto. «Non mi devi conoscere per portarmi rispetto, me lo devi a prescindere, perché sono una persona», esclama.

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