Il Tirreno

Pontedera

LA SFIDA DEL RIUSO

Parafanghi dalle borse della spesa

Manolo Morandini
Un impianto di Revet dove le plastiche vengono selezionate
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Un impianto di Revet dove le plastiche vengono selezionate

Si può fare. Le plastiche che Revet ritira dal circuito della raccolta differenziata possono avere una seconda vita da materiali. Lo dimostrano i prototipi di parafango per scooter, pallets e tavole che il presidente dell'azienda di Pontedera, Valerio Caramassi, tiene in bella mostra

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PONTEDERA. Si può fare. Le plastiche che Revet ritira dal circuito della raccolta differenziata possono avere una seconda vita da materiali. Lo dimostrano i prototipi di parafango per scooter, pallets e tavole che il presidente dell'azienda di Pontedera, Valerio Caramassi, tiene in bella mostra. Una sfida nella sfida per non lasciare che l'azienda resti schiacciata dalle dinamiche di un mercato impazzito.

Si tratta di particolari per l'automotive, come i parafanghi per scooter su cui è in corso una trattativa con Piaggio, profilati cavi per la pavimentazione di prefabbricati, pannelli fonoassorbenti, pallets e arredi per esterno. Sono in corso prove in alcune aziende partner e un'intensa ricerca nei laboratori del Pontech di Pontedera, in collaborazione con l'Università di Pisa. L'obiettivo è individuare il giusto mix di plastiche per ottenere materiali con caratteristiche adatte ai diversi usi. In futuro dal settore potrebbe nascere qualche decina di posti di lavoro.

«Quella del riutilizzo per fare dei "ri-prodotti" è una strada obbligata per proteggere l'azienda dalle dinamiche di sofferenza finanziaria che derivano dalle difficoltà sia dei nostri clienti che dei consorzi, che per legge devono ritirare i materiali differenziati». Lo scenario è quello di un mercato delle materie prime seconde che si è assottigliato per quantità richieste e prezzi spuntati dai materiali. Un dato a fronte di una raccolta differenziata in crescita che rischia di intasare i capannoni della Revet.

«Abbiamo individuato una domanda potenziale per 5 tipologie di prodotto che per quantità sono in grado di assorbire significative quantità dei materiali raccolti - dice il presidente Revet - Il piano industriale prevede 10,6 milioni di investimenti per rinnovare gli impianti, acquisire le necessarie competenze e sostenere la ricerca sui materiali. Non tutti i prodotti avranno la stessa fortuna ma si tratta di difficoltà di mentalità più che di tipo tecnico. Si tratta di tenere insieme attori che non sono abituati a starci».

La strada è tutt'altro che in discesa. In teoria Revet potrebbe limitarsi a coltivare le due fonti di ricavo che caratterizzano la sua attività. Quella per il ritiro dei materiali sul territorio dei comuni serviti, e l'altra dovuta al conferimento dei materiali selezionati ai consorzi. «Non basta - dice Caramassi - Serve un passo in avanti, mantenendoci nel solco delle attività per cui abbiamo competenze: fornire materiali di base ad aziende che fanno prodotti in plastica». Già definite alcune partnership con aziende di settore. Per la realizzazione dei pannelli fonoassorbenti con la Urbantech di Pontedera, per gli arredi con la Esterni. Per altre i nomi ci sono ma restano al momento top secret.

A soffrire più della plastica è il vetro. «Per il riciclo effettivo abbiamo diversificato gli sbocchi - spiega Caramassi - Una parte viene consegnata ad aziende che si occupano di recupero inerti per farne sottofondo stradali. Ma stiamo esplorando anche possibili impieghi nell'industria delle piastrelle». E conclude: «Tra qualche mese l'obiettivo è di iniziare a mettere i primi "bulloni" dei nuovi impianti».

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