Il dolore
TRUFFA
Fuochi d'artificio: a giudizio
Sabrina Chiellini /
Una presunta truffa sui fuochi d'artificio di San Ranieri che ogni anno richiamano migliaia di persone sui lungarni pisani. È una costola dell'inchiesta avviata per le lettere anonime in Comune a Pisa. Due i protagonisti, secondo l'accusa, di un sistema che aggiudicava l'appalto a una ditta che presentava offerte stracciate e poi recuperava i soldi in maniera ritenuta illecita. Il gip Alberto Panu ha disposto il giudizio immediato (il processo è fissato per il 24 aprile) su richiesta del pm, Giovanni Porpora
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LARI. Una presunta truffa sui fuochi d'artificio di San Ranieri che ogni anno richiamano migliaia di persone sui lungarni pisani. È una costola dell'inchiesta avviata per le lettere anonime in Comune a Pisa. Due i protagonisti, secondo l'accusa, di un sistema che aggiudicava l'appalto a una ditta che presentava offerte stracciate e poi recuperava i soldi in maniera ritenuta illecita. Il gip Alberto Panu ha disposto il giudizio immediato (il processo è fissato per il 24 aprile) su richiesta del pm, Giovanni Porpora.
A giudizio sono finiti Daniele Berti, 61 anni, ex dirigente di palazzo Gambacorti, e per un noto imprenditore della provincia, Guido Vannozzi, 45 anni, residente nel comune di Lari, titolare dell'azienda Ciandri di Terricciola, dove, alcuni anni fa, avvenne un incidente sul lavoro costato la vita a quattro operai. I due sono accusati, a vario titolo, di turbativa d'asta, truffa e abuso d'ufficio in concorso tra loro.
Berti è nei guai in quanto già dirigente dell'ufficio 12, pubblico ufficiale incaricato di scegliere l'azienda a cui affidare i fuochi d'artificio per San Ranieri. Vannozzi è il legale rappresentante della azienda Ciandri. Quest'ultimo e il dirigente, secondo le accuse del pubblico ministero, erano d'accordo (dal 2003 al 2008) per "pilotare" l'appalto dei fuochi d'artificio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Ciandri inviava l'offerta via fax invece che in busta chiusa e sigillata. E sarebbe stato a conoscenza dei prezzi proposti dai concorrenti. Da qui un'offerta più bassa per batterli.
I soldi usati per pagare lo spettacolo erano pubblici, cioè stanziati dal Comune, ma gestiti con un sistema particolare. Dal 2003 al 2009 il Comune dirottava su un conto corrente intestato "Comitato Armi", gestito da Berti, sia i finanziamenti degli sponsor, sia quelli propri stanziati per lo svolgimento delle manifestazioni storiche, turistiche e sportive. Più di un milione di euro i finanziamenti del Comune, 423mila quelli degli sponsor.
Vannozzi negli anni finiti al vaglio della magistratura è accusato di avere presentato preventivi stracciati "promettendo" uno spettacolo superiore per qualità e quantità di materiali impiegati rispetto alla realtà. Non solo: per aggiudicarsi la gara indicava - dice la Procura - anche prezzi inferiori a quelli di mercato relativi agli stessi materiali. Inoltre la ditta Ciandri non fatturava lo spettacolo al Comune, che era la stazione appaltante e che avrebbe dovuto pagare. Le fatture erano intestate al Comitato Armi.
In questo modo venivano bypassati i controlli dell'ufficio tesoreria del Comune e i vincoli di bilancio. Berti pagava Ciandri coi soldi presi dal conto del Comitato, su cui il dirigente aveva la firma, facendo risultare somme inferiori a quelle che realmente versava a Ciandri. I fuochi sulla carta costavano pochissimo, in realtà molto di più secondo l'accusa. Lo spettacolo del 2003, per esempio, è stato aggiudicato a 14.700 euro, ma a Vannozzi ne sarebbero stati pagati circa 20mila. Nel 2004 stessa offerta, ma lo spettacolo sarebbe costato 25mila euro. Nel 2005 la gara per 14.700 euro, ma i fuochi sarebbero poi costati 35.200. E così via fino al 2008. Gara aggiudicata per 14.400 euro, spettacolo pagato 24mila.
Un danno complessivo per il Comune calcolato in circa 80mila euro. Da qui il guadagno illecito per Ciandri, secondo l'accusa. Il Comune ci rimetteva pagando di più.
Nove le ditte escluse: il presunto accordo tra i due serviva a eliminarle dall'aggiudicazione anche se le loro offerte erano inferiori all'importo che poi sarebbe stato liquidato all'azienda Ciandri. Le aziende danneggiate sono di Rieti, Castorano, Perugia, Sant'Anna Porcari, Bari, Pontedera, Orbetello e Arquà.
A giudizio sono finiti Daniele Berti, 61 anni, ex dirigente di palazzo Gambacorti, e per un noto imprenditore della provincia, Guido Vannozzi, 45 anni, residente nel comune di Lari, titolare dell'azienda Ciandri di Terricciola, dove, alcuni anni fa, avvenne un incidente sul lavoro costato la vita a quattro operai. I due sono accusati, a vario titolo, di turbativa d'asta, truffa e abuso d'ufficio in concorso tra loro.
Berti è nei guai in quanto già dirigente dell'ufficio 12, pubblico ufficiale incaricato di scegliere l'azienda a cui affidare i fuochi d'artificio per San Ranieri. Vannozzi è il legale rappresentante della azienda Ciandri. Quest'ultimo e il dirigente, secondo le accuse del pubblico ministero, erano d'accordo (dal 2003 al 2008) per "pilotare" l'appalto dei fuochi d'artificio. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Ciandri inviava l'offerta via fax invece che in busta chiusa e sigillata. E sarebbe stato a conoscenza dei prezzi proposti dai concorrenti. Da qui un'offerta più bassa per batterli.
I soldi usati per pagare lo spettacolo erano pubblici, cioè stanziati dal Comune, ma gestiti con un sistema particolare. Dal 2003 al 2009 il Comune dirottava su un conto corrente intestato "Comitato Armi", gestito da Berti, sia i finanziamenti degli sponsor, sia quelli propri stanziati per lo svolgimento delle manifestazioni storiche, turistiche e sportive. Più di un milione di euro i finanziamenti del Comune, 423mila quelli degli sponsor.
Vannozzi negli anni finiti al vaglio della magistratura è accusato di avere presentato preventivi stracciati "promettendo" uno spettacolo superiore per qualità e quantità di materiali impiegati rispetto alla realtà. Non solo: per aggiudicarsi la gara indicava - dice la Procura - anche prezzi inferiori a quelli di mercato relativi agli stessi materiali. Inoltre la ditta Ciandri non fatturava lo spettacolo al Comune, che era la stazione appaltante e che avrebbe dovuto pagare. Le fatture erano intestate al Comitato Armi.
In questo modo venivano bypassati i controlli dell'ufficio tesoreria del Comune e i vincoli di bilancio. Berti pagava Ciandri coi soldi presi dal conto del Comitato, su cui il dirigente aveva la firma, facendo risultare somme inferiori a quelle che realmente versava a Ciandri. I fuochi sulla carta costavano pochissimo, in realtà molto di più secondo l'accusa. Lo spettacolo del 2003, per esempio, è stato aggiudicato a 14.700 euro, ma a Vannozzi ne sarebbero stati pagati circa 20mila. Nel 2004 stessa offerta, ma lo spettacolo sarebbe costato 25mila euro. Nel 2005 la gara per 14.700 euro, ma i fuochi sarebbero poi costati 35.200. E così via fino al 2008. Gara aggiudicata per 14.400 euro, spettacolo pagato 24mila.
Un danno complessivo per il Comune calcolato in circa 80mila euro. Da qui il guadagno illecito per Ciandri, secondo l'accusa. Il Comune ci rimetteva pagando di più.
Nove le ditte escluse: il presunto accordo tra i due serviva a eliminarle dall'aggiudicazione anche se le loro offerte erano inferiori all'importo che poi sarebbe stato liquidato all'azienda Ciandri. Le aziende danneggiate sono di Rieti, Castorano, Perugia, Sant'Anna Porcari, Bari, Pontedera, Orbetello e Arquà.
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