Sicurezza
I NUMERI DELLA CRISI
Legno, spariti 2 ordini su 3
◗
Un falegname al banco di lavoro, in una piccola azienda della ValderaSi scorre il calendario sperando finisca presto marzo. Sono affidate al Salone Internazionale del Mobile, a Milano dal 13 al 19 aprile, infatti, le opportunità di rilancio del settore arredamento pisano. Per effetto della crisi l'anno si è aperto con ordini in portafoglio pari a un terzo di quelli di inizio 2009
3 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Si scorre il calendario sperando finisca presto marzo. Sono affidate al Salone Internazionale del Mobile, a Milano dal 13 al 19 aprile, infatti, le opportunità di rilancio del settore arredamento pisano. Per effetto della crisi l'anno si è aperto con ordini in portafoglio pari a un terzo di quelli di inizio 2009.
«Il settore sta vivendo una congiuntura particolarmente sfavorevole», dice Roberto Biasci, segretario generale della Filca, la federazione della Cisl che si occupa, tra l'altro, di tutelare i lavoratori del legno. Il rallentamento delle compravendite immobiliari per il comparto si è tradotto in meno cucine, camere o salotti necessarie a rendere le case abitabili.
A Terricciola come a Peccioli, a Ponsacco come a Perignano, sono molte le falegnamerie e i laboratori di arredamento che hanno propri showroom o servono chi i mobili di arredamento li vende. «C'è chi si occupa della impiallacciatura e chi del nobilitato, chi di realizzare le curve di questo o quel mobile; chi realizza solo cassetti, chi solo cappe, chi i battiscopa - spiega Biasci - Elementi di un puzzle, senza i quali non sarebbe possibile arrivare al prodotto finale. Se queste aziende a inizio 2009 avevano dieci richieste nel portafoglio-ordini, oggi ne hanno tre».
Del resto, i dati su scala provinciale forniti dall'Inps parlano chiaro: nel mese di gennaio 2010, l'ente previdenziale ha autorizzato il pagamento di 38.710 ore di cassa integrazione, di cui 33.966 con procedura ordinaria e 4.744 straordinaria. «Un monte ore di Cig così alto non era mai stato richiesto in nessun mese dello scorso anno», sottolinea il segretario provinciale Filca.
Anche i dati che arrivano dalla task-force che la Cisl ha allestito per andare a trattare nelle piccole aziende che hanno chiesto la cassa in deroga, non sono per niente rassicuranti: «da novembre 2009 a fine febbraio 2010 - continua Roberto Biasci - abbiamo ricevuto dalle aziende della Valdera e del Valdarno 70 richieste di cassa in deroga, adesso utilizzabile fino alla fine del 2010 grazie ad un accordo stipulato in Regione. E se negli ultimi due mesi del 2009 le richieste erano state 34, nei primi 2 mesi del nuovo anno sono salite a 36».
In provincia le richieste di cassa in deroga di mobilifici e falegnamerie negli ultimi quattro mesi sono state 102. Ciò significa che sette aziende del legno su dieci in crisi appartengono a questa area geografica. Ed i mobilifici, insieme ai calzaturifici, alle concerie ed ai pellifici, sono i settori per i quali la cassa in deroga è particolarmente richiesta nei due distretti: negli ultimi quattro mesi questo strumento è stato richiesto a supporto del reddito di 1.080 dipendenti di aziende dei vari settori della Valdera e del Valdarno.
«Il problema è che prima o poi gli ammortizzatori sociali finiranno - conclude - E se le commesse continueranno a mancare, molti imprenditori potrebbero pensare di ridurre il personale».
«Il settore sta vivendo una congiuntura particolarmente sfavorevole», dice Roberto Biasci, segretario generale della Filca, la federazione della Cisl che si occupa, tra l'altro, di tutelare i lavoratori del legno. Il rallentamento delle compravendite immobiliari per il comparto si è tradotto in meno cucine, camere o salotti necessarie a rendere le case abitabili.
A Terricciola come a Peccioli, a Ponsacco come a Perignano, sono molte le falegnamerie e i laboratori di arredamento che hanno propri showroom o servono chi i mobili di arredamento li vende. «C'è chi si occupa della impiallacciatura e chi del nobilitato, chi di realizzare le curve di questo o quel mobile; chi realizza solo cassetti, chi solo cappe, chi i battiscopa - spiega Biasci - Elementi di un puzzle, senza i quali non sarebbe possibile arrivare al prodotto finale. Se queste aziende a inizio 2009 avevano dieci richieste nel portafoglio-ordini, oggi ne hanno tre».
Del resto, i dati su scala provinciale forniti dall'Inps parlano chiaro: nel mese di gennaio 2010, l'ente previdenziale ha autorizzato il pagamento di 38.710 ore di cassa integrazione, di cui 33.966 con procedura ordinaria e 4.744 straordinaria. «Un monte ore di Cig così alto non era mai stato richiesto in nessun mese dello scorso anno», sottolinea il segretario provinciale Filca.
Anche i dati che arrivano dalla task-force che la Cisl ha allestito per andare a trattare nelle piccole aziende che hanno chiesto la cassa in deroga, non sono per niente rassicuranti: «da novembre 2009 a fine febbraio 2010 - continua Roberto Biasci - abbiamo ricevuto dalle aziende della Valdera e del Valdarno 70 richieste di cassa in deroga, adesso utilizzabile fino alla fine del 2010 grazie ad un accordo stipulato in Regione. E se negli ultimi due mesi del 2009 le richieste erano state 34, nei primi 2 mesi del nuovo anno sono salite a 36».
In provincia le richieste di cassa in deroga di mobilifici e falegnamerie negli ultimi quattro mesi sono state 102. Ciò significa che sette aziende del legno su dieci in crisi appartengono a questa area geografica. Ed i mobilifici, insieme ai calzaturifici, alle concerie ed ai pellifici, sono i settori per i quali la cassa in deroga è particolarmente richiesta nei due distretti: negli ultimi quattro mesi questo strumento è stato richiesto a supporto del reddito di 1.080 dipendenti di aziende dei vari settori della Valdera e del Valdarno.
«Il problema è che prima o poi gli ammortizzatori sociali finiranno - conclude - E se le commesse continueranno a mancare, molti imprenditori potrebbero pensare di ridurre il personale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
