Sicurezza
Blitz nel casale dei terroristireclutavano giovani per il Pkk
Sabrina Chiellini
Caccia a un gruppo di stranieri: perquisito un agriturismo. Altre perquisizioni a Ponsacco, oltre cento poliziotti in azione. Un arresto anche nel Grossetano
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SANTO PIETRO BELVEDERE. La lunga notte del blitz in Valdera contro il terrorismo e i centri di addestramento organizzati nell’agriturismo della porta accanto comincia alle tre. Piove. Strade deserte, nelle case solo poche luci accese qua e là. In questura a Pisa e al commissariato di Pontedera circa centocinquanta poliziotti si preparano all’ultimo atto di una lunga indagine.
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Ci sono uomini dell’antiterrorismo delle questure di Venezia e Pisa e francesi, della direzione centrale di polizia di prevenzione, reparto mobile, cinofili, tiratori scelti e polizia scientifica. Un’altra notte insonne, dopo mesi di appostamenti, pedinamenti, intercettazioni, sopralluoghi. La fine di quello che, secondo le accuse, è un corso di addestramento delle giovani reclute curde (studenti di 18-20 anni) pronte a compiere atti di terrorismo per il Pkk. Una prima formazione, o fidanzamento alla causa curda, è stato spiegato. E non è escluso, secondo la polizia, che questi corsi potessero mettere in evidenza potenziali kamikaze.
La polizia effettua perquisizioni a Ponsacco, Palaia e a Santo Pietro Belvedere. Il clou dell’operazione è a Santo Pietro Belvedere, nel comune di Capannoli. Il centro di addestramento è in un agriturismo, “Tenuta Quarrata”, villa San Giorgio, su un poggio, nascosto dagli alberi di un grande parco. Un “fortino” da cui due reclute in questi mesi hanno anche cercato di fuggire ma sono state trovate e costrette a riprendere il corso, isolate dal mondo e dagli affetti familiari.
La villa ottocentesca è imponente. Intorno il classico paesaggio toscano da cartolina, strade sterrate, cipressi, pini, e distese di olivi. Cornice da vacanza, piscina, campi da tennis, quiete, tutto lontano da occhi indiscreti, dal caos della città, nel cuore di una tranquilla provincia che ogni giorno si scopre sempre meno sicura e stenta a rendersene conto. Qui da venti giorni sono arrivati circa settanta giovani, di varie nazionalità ed etnia curda per quella che era sembrata una vacanza. Invece, secondo quanto emerge dall’inchiesta internazionale, quei giovani studiavano tecniche e liturgie da terrorista. Avevano tanti generi alimentari, così da essere autosufficienti a lungo. Alle pareti delle stanze foto di combattenti armati. Nelle camere centinaia di libri, una vera biblioteca per l’indottrinamento.
La “fase operativa”, quella in stile militare, serve a circondare l’agriturismo e comincia poco dopo le 3.30. Gli agenti non si vedono. Ma si capisce che ci sono. Avanzano nel bosco, sempre più vicini all’obiettivo. Alle 3.39 lungo via del Commercio, all’altezza di Cevoli, sfilano sette furgoni della polizia. Quasi un’ora dopo arrivano una ventina di macchine. Ancora nessuna luce intorno all’agriturismo, vigilato da tre sentinelle subito catturate dai poliziotti. Clienti e “allievi” dormono; non immaginano che, nel frattempo, il casolare è stato circondato. Il volo di un elicottero della polizia - sono le cinque, volteggia quattro o cinque volte intorno all’obiettivo - segna l’inizio dell’irruzione. Prima sorvola la zona, poi illumina il casolare. I poliziotti sono alle porte della struttura ricettiva, entrano negli alloggi degli stranieri, cercano ovunque. Come una lama, il fascio di luce dell’elicottero taglia il buio e la tranquillità della verde Valdera; dall’alto illumina il poggio, quasi a giorno. Senti i cani abbaiare, intuisci che i poliziotti sono in ogni angolo.
«Siamo stati svegliati da una grande confusione - dirà poco dopo uno degli ospiti, milanese di 45 anni, uscendo per un’oretta di jogging, pantaloncini blu e maglietta verde con l’I-pod all’orecchio - all’inizio mi sono affacciato alla finestra per protestare contro quel fracasso. Poi ho visto i poliziotti, tanti. In questi giorni ho visto quel gruppo di stranieri tutti i giorni, da almeno due settimane. Sembrava stessero seguendo un corso. Persone tranquille, ho pensato a studenti in gita. Ora sono molto sorpreso».
Per le reclute la mattina alle 7 scattava l’allenamento, ginnastica al campo da tennis. «La sera accendevano dei falò - racconta l’ospite - stavano vicino al fuoco. Nessuno ha pensato a lezioni di terrorismo». Sta facendo giorno ma il cielo è nero, pieno di nuvole. L’elicottero rimasto a lungo sulle colline di Santo Pietro Belvedere si sposta a Ponsacco dove sono in corso altre perquisizioni domiciliari e in un kebab. Alle 7.42 l’elicottero se ne va.
I primi mezzi della polizia con le unità cinofile lasciano la strada sterrata all’ingresso dell’agriturismo. Dentro il complesso turistico altri poliziotti stanno identificando il resto del gruppo, che intona canzoni patriottiche a squarciagola. Ormai il paese si è svegliato. La gente si interroga sul lungo volo dell’elicottero. «Un centro di addestramento per terroristi a S. Pietro Belvedere? Mi sembra impossibile - commenta il sindaco Filippo Fatticcioni - non sapevo nulla, stento a credere a questa notizia».
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Ci sono uomini dell’antiterrorismo delle questure di Venezia e Pisa e francesi, della direzione centrale di polizia di prevenzione, reparto mobile, cinofili, tiratori scelti e polizia scientifica. Un’altra notte insonne, dopo mesi di appostamenti, pedinamenti, intercettazioni, sopralluoghi. La fine di quello che, secondo le accuse, è un corso di addestramento delle giovani reclute curde (studenti di 18-20 anni) pronte a compiere atti di terrorismo per il Pkk. Una prima formazione, o fidanzamento alla causa curda, è stato spiegato. E non è escluso, secondo la polizia, che questi corsi potessero mettere in evidenza potenziali kamikaze.
La polizia effettua perquisizioni a Ponsacco, Palaia e a Santo Pietro Belvedere. Il clou dell’operazione è a Santo Pietro Belvedere, nel comune di Capannoli. Il centro di addestramento è in un agriturismo, “Tenuta Quarrata”, villa San Giorgio, su un poggio, nascosto dagli alberi di un grande parco. Un “fortino” da cui due reclute in questi mesi hanno anche cercato di fuggire ma sono state trovate e costrette a riprendere il corso, isolate dal mondo e dagli affetti familiari.
La villa ottocentesca è imponente. Intorno il classico paesaggio toscano da cartolina, strade sterrate, cipressi, pini, e distese di olivi. Cornice da vacanza, piscina, campi da tennis, quiete, tutto lontano da occhi indiscreti, dal caos della città, nel cuore di una tranquilla provincia che ogni giorno si scopre sempre meno sicura e stenta a rendersene conto. Qui da venti giorni sono arrivati circa settanta giovani, di varie nazionalità ed etnia curda per quella che era sembrata una vacanza. Invece, secondo quanto emerge dall’inchiesta internazionale, quei giovani studiavano tecniche e liturgie da terrorista. Avevano tanti generi alimentari, così da essere autosufficienti a lungo. Alle pareti delle stanze foto di combattenti armati. Nelle camere centinaia di libri, una vera biblioteca per l’indottrinamento.
La “fase operativa”, quella in stile militare, serve a circondare l’agriturismo e comincia poco dopo le 3.30. Gli agenti non si vedono. Ma si capisce che ci sono. Avanzano nel bosco, sempre più vicini all’obiettivo. Alle 3.39 lungo via del Commercio, all’altezza di Cevoli, sfilano sette furgoni della polizia. Quasi un’ora dopo arrivano una ventina di macchine. Ancora nessuna luce intorno all’agriturismo, vigilato da tre sentinelle subito catturate dai poliziotti. Clienti e “allievi” dormono; non immaginano che, nel frattempo, il casolare è stato circondato. Il volo di un elicottero della polizia - sono le cinque, volteggia quattro o cinque volte intorno all’obiettivo - segna l’inizio dell’irruzione. Prima sorvola la zona, poi illumina il casolare. I poliziotti sono alle porte della struttura ricettiva, entrano negli alloggi degli stranieri, cercano ovunque. Come una lama, il fascio di luce dell’elicottero taglia il buio e la tranquillità della verde Valdera; dall’alto illumina il poggio, quasi a giorno. Senti i cani abbaiare, intuisci che i poliziotti sono in ogni angolo.
«Siamo stati svegliati da una grande confusione - dirà poco dopo uno degli ospiti, milanese di 45 anni, uscendo per un’oretta di jogging, pantaloncini blu e maglietta verde con l’I-pod all’orecchio - all’inizio mi sono affacciato alla finestra per protestare contro quel fracasso. Poi ho visto i poliziotti, tanti. In questi giorni ho visto quel gruppo di stranieri tutti i giorni, da almeno due settimane. Sembrava stessero seguendo un corso. Persone tranquille, ho pensato a studenti in gita. Ora sono molto sorpreso».
Per le reclute la mattina alle 7 scattava l’allenamento, ginnastica al campo da tennis. «La sera accendevano dei falò - racconta l’ospite - stavano vicino al fuoco. Nessuno ha pensato a lezioni di terrorismo». Sta facendo giorno ma il cielo è nero, pieno di nuvole. L’elicottero rimasto a lungo sulle colline di Santo Pietro Belvedere si sposta a Ponsacco dove sono in corso altre perquisizioni domiciliari e in un kebab. Alle 7.42 l’elicottero se ne va.
I primi mezzi della polizia con le unità cinofile lasciano la strada sterrata all’ingresso dell’agriturismo. Dentro il complesso turistico altri poliziotti stanno identificando il resto del gruppo, che intona canzoni patriottiche a squarciagola. Ormai il paese si è svegliato. La gente si interroga sul lungo volo dell’elicottero. «Un centro di addestramento per terroristi a S. Pietro Belvedere? Mi sembra impossibile - commenta il sindaco Filippo Fatticcioni - non sapevo nulla, stento a credere a questa notizia».
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