Il dolore
IL CASO
Io rovinato da una siringa
Andreas Quirici
◗
Un’operazione di ruotine dell’azienda Revet di GelloLa puntura con una siringa di uso medico gli ha scatenato un'epatite di tipo C latente e dal maggio del 2008 Andrea Sodi, di Villa Campanile, ha dovuto smettere di lavorare. L'incidente avvenne alla Revet di Pontedera, dove l'uomo lavorava, ma non gli è valso, al momento, nessun risarcimento. Solo una pensione d'invalidità di 460 euro al mese
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VILLA CAMPANILE. La puntura con una siringa di uso medico gli ha scatenato un'epatite di tipo C latente e dal maggio del 2008 Andrea Sodi, di Villa Campanile, ha dovuto smettere di lavorare. L'incidente avvenne alla Revet di Pontedera, dove l'uomo lavorava, ma non gli è valso, al momento, nessun risarcimento. Solo una pensione d'invalidità di 460 euro al mese.
«Quello che mi è successo - racconta l'uomo che ha 46 anni ed è sposato - è stato classificato dalla medicina del lavoro come un normale infortunio». E invece puntualizza Sodi: «Si è trattato di vero e proprio infortunio sul lavoro».
Senza più un impiego e con un affitto di 500 euro al mese, con l'aggiunta dell'impossibilità per la moglie di trovare un lavoro a causa dei problemi di salute del marito, il signor Sodi chiede giustizia.
«Voglio che siano riconosciuti i miei diritti - afferma l'uomo, che si è infortunato nel maggio 2008 - perché mi sono fatto male con un oggetto che non sarebbe dovuto essere lì». E aggiunge: «La siringa con cui mi sono punto, infatti, proviene da ambiente ospedaliero. E' uguale a quelle che utilizzo io per farmi le iniezioni di interferone».
Sodi fa appello alla sua passata esperienza di lavoro. «Negli anni abbiamo visto tanti oggetti della stessa provenienza buttati nei cassonetti - spiega - quando andrebbero smaltiti in ben altra maniera».
L'uomo è in attesa di trapianto del fegato, ma ogni giorno ha sbalzi di diabete che gli creano enormi problemi. Oltre a dover combattere con altri sintomi della malattia che dal giorno della puntura accidentale ha praticamente annullato la sua vita.
«Mia moglie non può lavorare - afferma - perché non avrei nessun altro a cui affidarmi quando mi sento male. Devo essere assistito giorno e notte e con i pochi soldi che percepisco non posso certo permettermi un'infermiera». L'uomo sostiene che alla Revet continuano ad arrivare rifiuti ospedalieri. «Siringhe - racconta - ma anche cateteri e flebo usate senza i cappucci protettivi. Io lavoravo con i guanti di gomma, quelli dallo spessore minimo e senza alcuna protezione per casi di questo tipo. Difficile evitare un problema come quello che è accaduto a me e che potrebbe succedere anche ad altri lavoratori che svolgono le mie stesse mansioni. Spero di ottenere quel che mi spetta. Ho avviato le pratiche legali per il riconoscimento del risarcimento legato all'incidente che mi è successo due anni fa, ma che finora ha complicato terribilmente la mia esistenza e quella dei miei familiari».
«Quello che mi è successo - racconta l'uomo che ha 46 anni ed è sposato - è stato classificato dalla medicina del lavoro come un normale infortunio». E invece puntualizza Sodi: «Si è trattato di vero e proprio infortunio sul lavoro».
Senza più un impiego e con un affitto di 500 euro al mese, con l'aggiunta dell'impossibilità per la moglie di trovare un lavoro a causa dei problemi di salute del marito, il signor Sodi chiede giustizia.
«Voglio che siano riconosciuti i miei diritti - afferma l'uomo, che si è infortunato nel maggio 2008 - perché mi sono fatto male con un oggetto che non sarebbe dovuto essere lì». E aggiunge: «La siringa con cui mi sono punto, infatti, proviene da ambiente ospedaliero. E' uguale a quelle che utilizzo io per farmi le iniezioni di interferone».
Sodi fa appello alla sua passata esperienza di lavoro. «Negli anni abbiamo visto tanti oggetti della stessa provenienza buttati nei cassonetti - spiega - quando andrebbero smaltiti in ben altra maniera».
L'uomo è in attesa di trapianto del fegato, ma ogni giorno ha sbalzi di diabete che gli creano enormi problemi. Oltre a dover combattere con altri sintomi della malattia che dal giorno della puntura accidentale ha praticamente annullato la sua vita.
«Mia moglie non può lavorare - afferma - perché non avrei nessun altro a cui affidarmi quando mi sento male. Devo essere assistito giorno e notte e con i pochi soldi che percepisco non posso certo permettermi un'infermiera». L'uomo sostiene che alla Revet continuano ad arrivare rifiuti ospedalieri. «Siringhe - racconta - ma anche cateteri e flebo usate senza i cappucci protettivi. Io lavoravo con i guanti di gomma, quelli dallo spessore minimo e senza alcuna protezione per casi di questo tipo. Difficile evitare un problema come quello che è accaduto a me e che potrebbe succedere anche ad altri lavoratori che svolgono le mie stesse mansioni. Spero di ottenere quel che mi spetta. Ho avviato le pratiche legali per il riconoscimento del risarcimento legato all'incidente che mi è successo due anni fa, ma che finora ha complicato terribilmente la mia esistenza e quella dei miei familiari».
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