Il Tirreno

Pontedera

VIOLENZA

Sono dieci i teppistidella baby gang

Sabrina Chiellini
Sotto, i controlli effettuati dalla polizia e dai vigili alla stazione, uno dei quartieri dove si verificano spesso atti di violenza. Accanto bulli alle prese con un coetaneo
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Sotto, i controlli effettuati dalla polizia e dai vigili alla stazione, uno dei quartieri dove si verificano spesso atti di violenza. Accanto bulli alle prese con un coetaneo

Minacciano e derubano i ragazzini all'uscita della scuola, alla stazione ferroviaria, al cinema. Si spostano da una parte all'altra della città con il bus navetta evitando rigorosamente di pagare il biglietto. Sono una decina i baby teppisti, quasi tutti extracomunitari, che da alcuni mesi non mancano di farsi notare. Abbigliamento di tendenza, cellulare di ultima generazione

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PONTEDERA. Minacciano e derubano i ragazzini all'uscita della scuola, alla stazione ferroviaria, al cinema. Si spostano da una parte all'altra della città con il bus navetta evitando rigorosamente di pagare il biglietto. Sono una decina i baby teppisti, quasi tutti extracomunitari, che da alcuni mesi non mancano di farsi notare. Abbigliamento di tendenza, cellulare di ultima generazione.

Di andare a scuola non ne vogliono sapere. Meno che mai vorrebbero un lavoro. Ci tengono a farsi vedere forti, arroganti. E così trascorrono buona parte della giornata in giro per la città: possono graffiare le auto, danneggiare gli autobus, molestare altri ragazzi, derubarli e minacciarli. Prima di Natale in cinque hanno circondato, in piazza della Stazione, un quindicenne e lo hanno trascinato sotto i portici: «Belli i tuoi jeans»..., e intanto sfilavano il portafoglio senza farsi troppi scrupoli.
Diverse sarebbero le denunce raccolte dalle forze dell'ordine sulla «nuova" baby gang. Alcuni anni fa un altro gruppo di ragazzini si era già dato da fare nel compiere furti e borseggi o nel taglieggiare i compagni di scuola. Oppure erano stati protagonisti di scorribande al villaggio scolastico. Episodi che si erano conclusi con una serie di denunce nei confronti di italiani ed extracomunitari.

È dall'estate scorsa che altri ragazzini imperversano. Negli ultimi mesi le segnalazioni di atti di bullismo si sono moltiplicate e pure le denunce. Ci sono studenti minorenni che hanno pagato per riavere indietro il cellulare rubato dai teppisti. Quelli che si muovono in branco, che si fanno forza l'uno con l'altro. Hanno quindici, sedici anni. Scelgono sempre ragazzi più piccoli di loro o coetanei per tartassarli. In alcuni casi, come quello avvenuto l'altra sera al Cineplex ai danni di due minorenni, sono state compiute vere e proprie estorsioni. Uno dei marocchini, poi arrestati, è andato oltre: ha molestato la giovane e deve rispondere del reato di violenza sessuale.
Tanti i racconti sugli atti di bullismo, c'è chi se l'è cavata con tanta paura, ha subìto le minacce ma non ha ceduto alle richieste. Ma c'è anche chi, sentendosi minacciato, ha pagato, ha ceduto ai ricatti. E poi ha raccontato ai genitori e denunciato i ragazzi "terribili".
Intervenire non è facile, a quanto pare. Anche se a questo punto è abbastanza chiaro il profilo dei baby teppisti. Le forze dell'ordine stanno lavorando e avrebbero già identificato molti dei ragazzi del branco. I più sono di origine marocchina e pur essendo così giovani hanno già molte denunce sul loro curriculum.

Uno dei quindicenni arrestati al Cineplex è stato denunciato più volte dai carabinieri di Palaia, per furto, tentata rapina e rapina. È seguito da sempre dai servizi sociali, la sua famiglia abita in una casa popolare. A lui, descritto come uno spaccone, si attribuiscono vari reati. Piccoli furti ma anche rapine. Un ragazzo l'ha denunciato per il furto del telefonino. Un altro sul pullman verso Forcoli sarebbe stato minacciato, preso a pugni e per un orecchio. A un altro lo stesso quindicenne avrebbe lasciato della vernice sui capelli. Dietro al suo "esempio" anche altri sono stati protagonisti di episodi del genere. Spesso le famiglie dei minori vessati hanno paura a denunciare. Temono ritorsioni. Ma alla fine capiscono che tirarsi indietro non sarebbe un buon esempio e così denunciano.

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