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L’INCHIESTA
Nuovi interrogatori e sequestri in Comune
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Ancora sequestri dei carabinieri in Comune a CascinaI carabinieri sono tornati in municipio per sequestrare l'agenda degli appuntamenti dell'ufficio casa e acquisire altri documenti che riguardano l'affidamento delle deleghe agli assessori deciso dal sindaco Moreno Franceschini nel corso delle due legislature, cioè dal 2001 fino a quest'anno
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CASCINA. I carabinieri sono tornati in municipio per sequestrare l'agenda degli appuntamenti dell'ufficio casa e acquisire altri documenti che riguardano l'affidamento delle deleghe agli assessori deciso dal sindaco Moreno Franceschini nel corso delle due legislature, cioè dal 2001 fino a quest'anno. Non è stato spiegato invece cosa sia stato sequestrato durante il primo blitz, quello dell'altra mattina, quando è stato perquisito l'ufficio dell'assessore Roberto Lorenzi, che aveva - ieri si è formalmente dimesso dall'incarico in quanto indagato per concussione - le deleghe a sociale, casa e cultura durante il primo mandato di Franceschini. Forse è stata acquisita anche l'agenda personale di Lorenzi.
Nel 2006, invece, il sindaco gli aveva affidato cultura, pubblica istruzione, casa e cooperazione internazionale. Eppure, già all'epoca, intorno alla gestione delle politiche sulla casa, c'erano molte chiacchiere mai approfondite.
Ieri mattina i carabinieri sono stati a lungo negli uffici del sociale, a palazzo Bulleri, in modo particolare in quello dell'impiegata che si occupa degli appuntamenti dell'assessore. E sono tornati (l'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Maddaleni) anche nella sede principale del municipio, dove peraltro già di prima mattina erano arrivate quattro donne. Tutte con storie simili: sono senza casa e sostengono di avere ricevuto molte promesse, rimaste solo tali, dall'amministrazione comunale.
L'indagine sarebbe partita da uno o più esposti contro Lorenzi (sposato e con due figli) rispetto all'assegnazione delle case popolari. Molti negli ambienti del Comune pensano che i guai dell'assessore siano iniziati proprio dalla denuncia di una cittadina che ha abitato a lungo in una ex scuola a San Lorenzo alle Corti e che successivamente ha avuto una casa popolare in via Oberdan a San Frediano a Settimo.
Sarebbe lei, R.P., la grande accusatrice. Ma la donna, che non ha un lavoro e che più volte ha chiesto aiuto al Comune, nega. «Cosa volete da me? - risponde infastidita al citofono di casa -. Come potete pensare che sia stata io? Non ho mai avuto alcun aiuto, nessuno ha pensato a me. Di Lorenzi non parlo». Eppure la disoccupata nell'ultimo anno avrebbe parlato con molte persone (un consigliere comunale, un assessore provinciale e anche con alcuni impiegati dell'ufficio cosa comunale) muovendo accuse scottanti contro l'assessore. R.P. avrebbe anche detto di essere in possesso di una registrazione con la voce di Lorenzi, l'assessore amante delle cene e dell'esoterismo. C'è chi racconta (e questa non è una fantasia popolare) di averlo visto spesso usare, nel suo ufficio, il pendolino per leggere il futuro. Secondo le accuse, l'assessore avrebbe chiesto favori personali promettendo aiuti, poi mai concessi, alla donna, divorziata e con un figlio.
Ma la procura di Pisa non ha confermato l'ipotesi della gestione "allegra" delle case popolari in cambio di vantaggi di natura personale.
E il Comune ieri ha precisato che «non risultano in corso accertamenti sugli uffici comunali preposti all'assegnazione degli alloggi Erp e che non sono stati sequestrati atti all'ufficio casa». Ma la vicenda potrebbe riservare ulteriori sorprese nel corso delle indagini. Non è la prima volta che dei cittadini avanzano dubbi sulla gestione delle case popolari. Recentemente, una bidella, che aveva ricevuto lo sfratto, è andata a vivere, anche per protesta, nel campo nomadi di Navacchio minacciando di denunciare chi l'aveva consigliata di accettare una casa che poi si è rivelata umida e non adatta alle condizioni di un'invalida. «Il Comune mi ha abbandonato - racconta Fiorella - i nomadi mi hanno aperto la porta del loro campo».
S.C.
Nel 2006, invece, il sindaco gli aveva affidato cultura, pubblica istruzione, casa e cooperazione internazionale. Eppure, già all'epoca, intorno alla gestione delle politiche sulla casa, c'erano molte chiacchiere mai approfondite.
Ieri mattina i carabinieri sono stati a lungo negli uffici del sociale, a palazzo Bulleri, in modo particolare in quello dell'impiegata che si occupa degli appuntamenti dell'assessore. E sono tornati (l'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Giovanni Maddaleni) anche nella sede principale del municipio, dove peraltro già di prima mattina erano arrivate quattro donne. Tutte con storie simili: sono senza casa e sostengono di avere ricevuto molte promesse, rimaste solo tali, dall'amministrazione comunale.
L'indagine sarebbe partita da uno o più esposti contro Lorenzi (sposato e con due figli) rispetto all'assegnazione delle case popolari. Molti negli ambienti del Comune pensano che i guai dell'assessore siano iniziati proprio dalla denuncia di una cittadina che ha abitato a lungo in una ex scuola a San Lorenzo alle Corti e che successivamente ha avuto una casa popolare in via Oberdan a San Frediano a Settimo.
Sarebbe lei, R.P., la grande accusatrice. Ma la donna, che non ha un lavoro e che più volte ha chiesto aiuto al Comune, nega. «Cosa volete da me? - risponde infastidita al citofono di casa -. Come potete pensare che sia stata io? Non ho mai avuto alcun aiuto, nessuno ha pensato a me. Di Lorenzi non parlo». Eppure la disoccupata nell'ultimo anno avrebbe parlato con molte persone (un consigliere comunale, un assessore provinciale e anche con alcuni impiegati dell'ufficio cosa comunale) muovendo accuse scottanti contro l'assessore. R.P. avrebbe anche detto di essere in possesso di una registrazione con la voce di Lorenzi, l'assessore amante delle cene e dell'esoterismo. C'è chi racconta (e questa non è una fantasia popolare) di averlo visto spesso usare, nel suo ufficio, il pendolino per leggere il futuro. Secondo le accuse, l'assessore avrebbe chiesto favori personali promettendo aiuti, poi mai concessi, alla donna, divorziata e con un figlio.
Ma la procura di Pisa non ha confermato l'ipotesi della gestione "allegra" delle case popolari in cambio di vantaggi di natura personale.
E il Comune ieri ha precisato che «non risultano in corso accertamenti sugli uffici comunali preposti all'assegnazione degli alloggi Erp e che non sono stati sequestrati atti all'ufficio casa». Ma la vicenda potrebbe riservare ulteriori sorprese nel corso delle indagini. Non è la prima volta che dei cittadini avanzano dubbi sulla gestione delle case popolari. Recentemente, una bidella, che aveva ricevuto lo sfratto, è andata a vivere, anche per protesta, nel campo nomadi di Navacchio minacciando di denunciare chi l'aveva consigliata di accettare una casa che poi si è rivelata umida e non adatta alle condizioni di un'invalida. «Il Comune mi ha abbandonato - racconta Fiorella - i nomadi mi hanno aperto la porta del loro campo».
S.C.
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