Il Tirreno

Pontedera

LE NOSTRE TASCHE

Alla mensa vince il campanile

Emilio Chiorazzo /
Alla mensa vince il campanile

A tavola? Regna il caos. Una vera e propria giungla: non certo nel menù che viene proposto ai ragazzi delle scuole della provincia di Pisa, ma nella retta che viene richiesta alle famiglie. In ogni Comune c'è un costo - a pasto - diverso, anche quando gli appalti per la fornitura del cibo vengono effettuati in maniera congiunta da più amministrazioni

4 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. A tavola? Regna il caos. Una vera e propria giungla: non certo nel menù che viene proposto ai ragazzi delle scuole della provincia di Pisa, ma nella retta che viene richiesta alle famiglie. In ogni Comune c'è un costo - a pasto - diverso, anche quando gli appalti per la fornitura del cibo vengono effettuati in maniera congiunta da più amministrazioni.

E caotica è anche la decisione di applicare le esenzioni o le fasce di reddito. Un vero e proprio labirinto. Sono diverse anche le modalità applicate dai vari Comuni: da qualche parte si paga un tanto a pasto, da altre occorre acquistare dei blocchetti con numero di pasti e costo predeterminato. Districarsi, tra le decisioni prese dagli Enti con apposite delibere non è facile. Ma, ancora più difficile, sembra essere il tentativo di unificare il tutto. O, almeno, quelli che hanno deciso di aderire all'Unione che, in termini pratici, dovrebbe significare non solo unità nelle politiche ma anche uguaglianza tra i cittadini delle varie località.

Per dirla con i numeri, senza scomodare le estremità delle situazioni: perché un genitore di Ponsacco o di Pontedera - se fa pranzare il figlio alla mensa scolastica - sa che deve pagare (nello scaglione più basso) 1,10 euro per un pasto, mentre lo stesso cittadino che ha il figlio che, invece, va a scuola a Chianni paga 2,70 euro e se va a Santa Maria a Monte 2,55 euro? Misteri. O meglio, gli addetti al servizio diranno che dipende da tanti fattori: si va dalla qualità (e dunque dal costo) della materia prima al trattamento della stessa (dove viene cotta, quanto tragitto deve fare per raggiungere la scuola o la mensa dove viene consumata) fino alla discriminante se, il servizio, viene svolto in proprio (cioè con i dipendenti del Comune) o se viene effettuato all'esterno, da ditte specializzate, che portanno i cibi direttamente nelle mense dei vari istituti.

Tutto legittimo anche se, sempre più spesso, le gare d'appalto, per la fornitura delle materie prime o del servizio, vengono fatte da gruppi di Comuni. C'è da mettere in conto che, essendo un servizio a domanda individuale, ogni amministrazione comunale decide, a seconda delle proprie possibilità economiche, di coprirne una quota più o meno grande, lasciando il resto a carico dell'utente. Tutto legittimo, anche se, in un territorio come la Valdera - e non solo nei 15 Comuni dell'Unione - diventa difficile comprendere le differenze. Poi rimane sempre la giungla delle esenzioni che non dovrebbe essere condizionata da tutte queste variabili.
A Ponsacco e Pontedera, ancora una volta, hanno identità di trattamento. Non paga il servizio una famiglia che ha un reddito inferiore a 5.164 euro (fa fede l'Isee). Se ci guardiamo attorno, vediamo che a Santa Maria l'esenzione è fino a 3mila euro, a Capannoli non si paga addirittura fino al doppio (6mila euro). Che a San Miniato le regole sono ancora diverse: cioè i genitori di alunni che hanno redditi fino a 7mila euro, godono di un taglio della tariffa per il servizio di tre quarti, cioè il 75%. E andando avanti c'è da sbizarrirsi, nel trovare le differenze, tra un Comune e l'altro: Castelfranco non fa pagare chi non arriva a un reddito di 3.500 euro; Santa Croce - che si trova a una manciata di chilometri di distanza - abbassa la soglia a 3mila; Cascina la fa lievitare di un altro po': 4mila euro. Oltre questa soglia, si paga: 2,40 euro a pasto. A Casciana Terme l'esenzione è ancora più elevata: 5mila euro. Per non parlare poi delle famiglie che hanno più figli: spesso, quando frequentano lo stesso ordine di scuola, per il secondo ci sono tagli sostanziosi. Ma differenti sono gli importi anche quando i due figli, vanno in scuole diverse. Un esempio? A San Miniato, lo stesso pasto, se si va alla scuola di infanzia costa (nella fascia da 3mila a 7.500 euro) 2,55 euro; alle elementari 3 euro e alle medie 3,75. Come dire, con tutte queste differenze, alla fine per non ammattire, occorre affidarsi a un ragioniere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa