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Tombe etrusche, patrimonio perduto

Martina Bilei
Tombe etrusche, patrimonio perduto

Sos Volterra lancia l'allarme. Molte antichissime tombe sono abbandonate e prive di una seppur minima manutenzione. Qualcuno addirittura le usa come bidoni dell'immondizia. «Queste tombe - spiega Simone Stanislai, laureando in archeologia - dimostrano l’espansione di Volterra durante l’ellenismo. Sono tutte dello stesso tipo, scavate direttamente nella roccia, sono composte da un corridoio di accesso con una camera o a più camere".

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VOLTERRA. Una necropoli a cielo aperto è la realtà che si presenta varcando Porta Diana, conosciuta come il Portone. Una soglia che delimita l’ingresso di una delle necropoli più vaste di Volterra composta in gran parte da tombe risalenti ad epoca ellenistica che fanno di quella zona una delle parti più ricche di storia della città.

«Queste tombe - spiega Simone Stanislai, laureando in archeologia - dimostrano l’espansione di Volterra durante l’ellenismo. Sono tutte dello stesso tipo, scavate direttamente nella roccia, sono composte da un corridoio di accesso con una camera o a più camere. Questa zona - continua Stanislai - è da considerarsi un posto storico conosciuto per le scoperte archeologiche già a partire dall’800».

Una storia che come le tombe che la rappresentano viene troppo spesso dimenticata. I primi loculi che possiamo vedere si trovano lungo la strada, uno di fianco a l’altro, ricoperti da radici, terra e fogliame sono, purtroppo, dei capienti bidoni alla mercé di qualche sprovveduto.

«Qui non c’è mai stata la cultura di valorizzare queste cose - sottolinea Renzo Provvedi vicepresidente di Sos Volterra - non c’è stata la sensibilità e di conseguenza viene a mancare la cura di cui queste tombe avrebbero bisogno».

Passeggiando tra i campi della zona dei Marmini, oltre alle due visitabili, provviste di illuminazione e pulite, è possibile intravederne decine e decine che fanno “capolino” tra le foglie e la terra che le ha completamente ricoperte. «L’ingresso delle tombe è in pendenza - spiega Provvedi - ecco perché ne vediamo solo la parte superiore, mentre il resto è completamente ricoperto dal terreno».
Tra le tante tombe che si presentano sotto ai nostri occhi, c’è ne una impossibile da vedere, e quasi impossibile da visitare, rischio caduta in un dirupo. La particolarità di questa tomba è che a differenza delle altre l’ingresso non è stato scavato nella roccia ma costruito con delle pietre. «Probabilmente apparteneva ad una famiglia di classe media - racconta Simone - che abitava in queste parti e ha voluto costruirsi il loculo qui».
Il viottolo per raggiungerla è difficile, rami e sassi non facilitano il percorso e lo strapiombo al lato non da molta sicurezza. «Da l’ultima volta che son venuto - precisa Stanislai - è peggiorato ancora, prima si riusciva a visitare un’altra tomba collocata più sotto, adesso non più». «
È necessario - conclude Stanislai - dare una scossa al mondo della cultura. Perché è assurdo che una città come Volterra tenga così male le ricchezze archeologiche che ne costituiscono l’identità primigenia».

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