Il Tirreno

Pontedera

GESTO D'AMORE

«Dal dolore alla speranza di vita»

Andreas Quirici

«Ringrazio pubblicamente la famiglia Bandini che ha fatto sì che il loro dolore per la scomparsa di Giacomo si trasformasse in una speranza di vita per altre persone». Monsignor Fausto Tardelli, vescovo di San Miniato, ha voluto omaggiare così il gesto d'amore compiuto dai genitori del ragazzo di 24 anni morto l'altro giorno dopo un calvario di una settimana, in seguito a un incidente stradale, i cui funerali si sono svolti ieri pomeriggio nella chiesa di San Domenico

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SAN MINIATO. «Ringrazio pubblicamente la famiglia Bandini che ha fatto sì che il loro dolore per la scomparsa di Giacomo si trasformasse in una speranza di vita per altre persone». Monsignor Fausto Tardelli, vescovo di San Miniato, ha voluto omaggiare così il gesto d'amore compiuto dai genitori del ragazzo di 24 anni morto l'altro giorno dopo un calvario di una settimana, in seguito a un incidente stradale, i cui funerali si sono svolti ieri pomeriggio nella chiesa di San Domenico. L'autorizzazione all'espianto degli organi da parte dei genitori è stato l'ultimo atto di vita di Giacomo, finita troppo presto in un canale della strada che da Corazzano di San Miniato lo avrebbe portato a Certaldo, a casa della nonna, dopo essere passato a trovare la fidanzata Arianna.

Sia la nonna che Arianna erano in chiesa ieri, ad accompagnare Giacomo nell'ultimo viaggio. Insieme a loro c'era tutta la famiglia, gli altri nonni, i genitori Maurizio e Carla e i fratelli Matteo, Martina, Cristina e Chiara. Un dolore composto quello dei familiari, a cui si sono uniti tantissimi sanminiatesi che hanno visto crescere il ragazzo. «Era sempre il primo ad arrivare per servire messa e ora è diventato lui stesso una messa, grazie alla donazione degli organi», ha ricordato don Andrea Cristiani, fondatore del movimento Shalom a San Miniato (a cui Giacomo aveva aderito) che ha celebrato il funerale insieme al parroco don Francesco Zucchelli, a don Roberto Pacini e a monsignor vicario Edilio Lazzeri.
Rose bianche sulla bara e tante lacrime per un ragazzo che se n'è andato troppo presto. «Gli anni trascorsi sulla terra - ha ammonito monsignor Tardelli - servono a poco se il cuore non si riempie d'amore. E' questa una delle due certezze che troviamo nell'angoscia di ore come quelle che stiamo vivendo per la scomparsa di Giacomo. L'altra è che le anime dei giusti sono nelle mani di Dio e nessuno potrà mai più toccarle. Con queste due certezze dovremo continuare a vivere, ad amare e a riempire il mondo d'amore».

Volti persi nel vuoto nei tanti che hanno assistito al funarale di Giacomo e che gli hanno voluto bene. Una tragedia consumatasi a pochi giorni da un'esperienza che gli avrebbe segnato la vita. Il ragazzo era, infatti, un chimico. Lavorava in un'azienda del comprensorio del Cuoio e a breve sarebbe partito per la Cina, in un viaggio di lavoro che lo avrebbe catapultato in una realtà completamente diversa dalla sua San Miniato. Un'ulteriore opportunità di crescita per un giovane il cui senso del dovere e l'affetto per i suoi cari fin qui maturato lo avevano già fatto diventare un piccolo uomo.

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