Gioco
Non avevano segnalato il decesso
Per sette anni incassano i soldi di una rendita del loro parente già morto
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INDAGINI DEI CARABINIERI. I militari del nucleo radiomobile della compagnia di Pontedera hanno scoperto la truffa aggravata ai danni dell’istituto previdenziale Inail, andata avanti dal 2000 al 2007Per oltre sette anni ci sono riusciti. Mese dopo mese, hanno incassato i soldi che avrebbe dovuto percepire un loro parente. Se fosse stato in vita. Invece, l'uomo era morto. Addirittura dieci anni fa. Ma loro avevano evitato di denunciare il decesso all'Inail, l'istituto degli infortuni sul lavoro, dal quale il defunto percepiva una rendita vitalizia
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PONTEDERA. Per oltre sette anni ci sono riusciti. Mese dopo mese, hanno incassato i soldi che avrebbe dovuto percepire un loro parente. Se fosse stato in vita. Invece, l'uomo era morto. Addirittura dieci anni fa, nel luglio del 2000. Ma loro avevano evitato di denunciare il decesso all'Inail, l'istituto degli infortuni sul lavoro, dal quale il defunto percepiva una rendita vitalizia: un tanto al mese finché l'uomo restava in vita.
Avevano addirittura escogitato un piano, utilizzando le deleghe che lo stesso uomo aveva firmato, per permettere ai loro congiunti - quando era ancora in vita - di andare a incassare, per conto uso quelle somme di denaro. Così sono andati avanti per oltre sette anni: per la precisione dalla data della morte del loro congiunto, fino al mese di agosto del 2007. A conti fatti - questo hanno stabilito i carabinieri del nucleo radiomobile della Compagnia di Pontedera - avrebbero percepito indebitamente, sessanta mila euro. Ci sono voluti mesi e mesi di indagine, per arrivare alla conclusione della vicenda che ha individuato, come responsabili di questa storia, quattro persone, tutte residenti a Pontedera e tutti parenti del defunto.
Dovranno rispondere del reato di truffa aggravata. In pratica i quattro, ad ogni scadenza delle rate della rendita vitalizia di cui beneficiava il loro parente, si presentavano agli sportelli di una banca cittadina, la filiale della Unicredit e, con tanto di autorizzazione firmata dallo stesso titolare di quella rendita (quand'era in vita), incassavano la somma di denaro che, in realtà, non avrebbe dovuto più essere versata dall'Istituto nazionale degli infortuni sul lavoro se, il decesso del loro utente, fosse stato comunicato correttamente al momento in cui era avvenuto.
Gli impiegati della banca non avrebbero potuto assolutamente evitare tutto questo perché, anche quando l'uomo era in vita, le modalità di riscossioni erano identiche. Probabilmente a causa dell'impossibilità materiale di recarsi lui stesso agli sportelli bancari per percepire l'assegno dell'istituto previdenziale, aveva incaricato i suoi congiunti che - grazie proprio a quella delega scritta e firmata dallo stesso titolare della rendita - li autorizzava a rivolgersi allo sportello bancario, per mettere le mani su quel prezioso bottino che, però, adesso, dopo le indagini dei carabinieri, li mette nei guai con la giustizia.
Avevano addirittura escogitato un piano, utilizzando le deleghe che lo stesso uomo aveva firmato, per permettere ai loro congiunti - quando era ancora in vita - di andare a incassare, per conto uso quelle somme di denaro. Così sono andati avanti per oltre sette anni: per la precisione dalla data della morte del loro congiunto, fino al mese di agosto del 2007. A conti fatti - questo hanno stabilito i carabinieri del nucleo radiomobile della Compagnia di Pontedera - avrebbero percepito indebitamente, sessanta mila euro. Ci sono voluti mesi e mesi di indagine, per arrivare alla conclusione della vicenda che ha individuato, come responsabili di questa storia, quattro persone, tutte residenti a Pontedera e tutti parenti del defunto.
Dovranno rispondere del reato di truffa aggravata. In pratica i quattro, ad ogni scadenza delle rate della rendita vitalizia di cui beneficiava il loro parente, si presentavano agli sportelli di una banca cittadina, la filiale della Unicredit e, con tanto di autorizzazione firmata dallo stesso titolare di quella rendita (quand'era in vita), incassavano la somma di denaro che, in realtà, non avrebbe dovuto più essere versata dall'Istituto nazionale degli infortuni sul lavoro se, il decesso del loro utente, fosse stato comunicato correttamente al momento in cui era avvenuto.
Gli impiegati della banca non avrebbero potuto assolutamente evitare tutto questo perché, anche quando l'uomo era in vita, le modalità di riscossioni erano identiche. Probabilmente a causa dell'impossibilità materiale di recarsi lui stesso agli sportelli bancari per percepire l'assegno dell'istituto previdenziale, aveva incaricato i suoi congiunti che - grazie proprio a quella delega scritta e firmata dallo stesso titolare della rendita - li autorizzava a rivolgersi allo sportello bancario, per mettere le mani su quel prezioso bottino che, però, adesso, dopo le indagini dei carabinieri, li mette nei guai con la giustizia.
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