Il Tirreno

Pontedera

ALL’OSPEDALE PER LE BOTTE

Il pestaggio dopo le offese

Calcinaia e madre e figlio dall’investigatore privato
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Calcinaia e madre e figlio dall’investigatore privato

Perseguitato dal branco. Prima le offese, il lancio di monetine, le molestie su internet e infine le botte. Camminare per le strade del paese o andare al bar, in questi ultimi anni, deve essere stato un incubo per un trentenne di Calcinaia, dal carattere fin troppo buono e senza un lavoro stabile. Un gruppetto di compaesani lo ha preso di mira a ripetizione

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CALCINAIA. Perseguitato dal branco. Prima le offese, il lancio di monetine, le molestie su internet e infine le botte. Camminare per le strade del paese o andare al bar, in questi ultimi anni, deve essere stato un incubo per un trentenne di Calcinaia, dal carattere fin troppo buono e senza un lavoro stabile. Un gruppetto di compaesani lo ha preso di mira a ripetizione, trattandolo senza rispetto.

Più volte insieme alla madre è stato sul punto di presentare una denuncia, si è rivolto ai carabinieri, ha cercato una mediazione, che evidentemente non è stata possibile, con quel gruppetto di venticinquenni che si ostina a prenderlo in giro in mille modi. Lo scorso agosto l'episodio che ha scatenato la reazione del trentenne e della madre, intenzionati a liberarsi di quella che è diventata una persecuzione. Il giovane era al bar quando, una sera, è stato avvicinato da un grupo di bulli, anche se non si tratta di ragazzini, ma di adulti. Uno lo ha immobilizzato, un altro gli ha sferrato un paio di pugni nell'addome. Uno scherzetto niente male, devono avere pensato i presunti aggressori. Era troppo. Il trentenne si è deciso a denunciare. A dire il vero, come la famiglia stessa ha spiegato, un'altra volta aveva presentato una querela dopo che alcuni ragazzi di paese si erano divertiti a offenderlo su internet. L'autore del pessimo scherzo, peraltro compiuto da un computer di un ente pubblico, si era scusato e la vittima aveva ritirato la querela.

L'estate scorsa, dunque, la vittima ha capito che doveva fare qualcosa per fermare tanta violenza. Del resto, i segni delle percosse gli vennero riscontrati anche dai medici del pronto soccorso. I referti medici parlano di una trentina di giorni di prognosi e di lesioni all'addome.

«Quella sera - racconta l'uomo - non vidi bene chi mi reggeva, ma quello che mi ha dato i pugni l'ho visto bene, lo conosco. In genere, comunque, sono sempre le stesse persone. Quando mi incontrano è sempre la stessa storia». Dopo la querela, l'avvocato Alessandro Lambertucci di Santa Croce sull'Arno, al quale la famiglia si è rivolta, ha chiesto la collaborazione di un investigatore privato, Maurizio Gagliardi dell'agenzia "Falco" di Pontedera. C'era da identificare i componenti del branco. Gli autori delle molestie e quelli delle percosse. I denunciati, infatti, non si sono certo assunti le proprie responsabilità. Inizialmente hanno cercato di addossare la colpa dell'aggressione su un minorenne del paese anche per depistare le indagini. Da qui è cominciato il lavoro dell'investigatore, che ha contattato i giovani abituati a considerare il trentenne un facile bersaglio. Qualcuno ha pensato di essere in un film o al centro di uno scherzo e ha commentato in vario modo le domande dell'investigatore. Il quale non solo li ha sentiti ma li ha anche "osservati" a lungo mentre molestavano il loro compaesano, rimasto orfano di padre da tanto tempo e non abituato ad avere i loro stessi comportamenti.

Gli accertamenti effettuati dall'agenzia investigativa hanno permesso di dare un nome ai componenti del branco e consentiranno di informare compiutamente l'autorità giudiziaria che ha già ricevuto la querela per l'aggressione di agosto. «Sono state infatti trovati le prove - spiega Gagliardi - di tante molestie e del pestaggio. E speriamo che tutto questo lavoro serva a convincere il gruppo a lasciare in pace il trentenne».

«Ho sopportato di tutto - racconta la vittima delle molestie - le parole oscene che mi hanno detto non si possono riferire. Un altro gruppo, in passato, mi ha lanciato pure le monete contro. Era un periodo che ero senza lavoro, come ora, e loro si divertivano a tirarmi i soldi quando andavo al bar».
S.C.

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