Proteste
TESORI ABBANDONATI
Terme del Corallo, ecco qualche idea
di Roberto Cestari
Dopo l'appello lanciato su Facebook e dal Tirreno, il soprintendente Guglielmo Malchiodi lancia alcune idee per salvare le Terme del Corallo. Ma il degrado avanza e colpisce molti tesori architettonici come la stazione termale di Spartacciano, meglio conosciuto come Bagno di San Michele alle Formiche è un gioiello, oggi di proprietà del Comune di Pomarance. Segnalate i tesori abbandonati nelle vostre città inviando denunce, foto, video a tirrenoweb@iltirreno.it oppure qui sotto
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Guglielmo Malchiodi, soprintendente ai beni culturali, parla della sua visione delle Terme del Corallo dopo che la storica struttura è passata di proprietà al Comune di Livorno.
Prima di tutto Facebook: cosa pensa del fatto che quasi duemila persone discutano di cosa fare delle ex Terme?
«Una sorpresa davvero positiva: era ora che i livornesi e non solo si interessassero in prima persona a questo monumento. Forse potrebbe essere il segnale che la mentalità cittadina sta cambiando e in meglio ».
E secondo la Soprintendenza quale sarebbe una destinazione corretta di questa struttura?
«Una destinazione che tenesse conto di quella che era la sua attività di centro termale, e che in qualche modo vi si ricollegasse ».
Lo pensano in molti, ma c’è il problema della falda idrica inquinata.
«In effetti è un problema, ma in qualche modo lo si potrebbe superare: non è necessario usare quell’acqua, la si potrebbe far arrivare anche da altrove, specie se qui si realizzassero delle strutture termali che fornissero servizi alla persona».
Un centro benessere?
«Potrebbe essere, ma attenzione, non deve essere assolutamente qualcosa di esclusivo, riservato a chi può spendere somme importanti, ma una struttura che sia davvero aperta al pubblico».
In che senso aperta?
«Nel senso che deve diventare un punto di riunione, di aggregazione, insomma, “fare città”: qui c’era un luogo di passeggio e di incontro, e questo deve tornare ad essere. Penso ad esempio, più che ad una biblioteca, ad un posto dove si possa anche sentire musica e non solo».
Ma quanto costeranno i restauri?
«Il restauro totale diversi milioni, per mettere in sicurezza la struttura ed evitare crolli, un milione dovrebbe bastare. E soprattutto per sistemare il parco dovrebbero essere sufficienti i 300mila euro versati da Bottoni e Cagliata. E questo del parco dovrà essere il punto di partenza: infatti non si deve pensare di fare tutto subito, ma di procedere passo dopo passo, arrivando spero anche ad eliminare quella bruttura del cavalcaferrovia. Così magari si può intanto aprire il parco e magari sistemare la zona anteriore delle terme, poi restaurare una parte dopo l’altra: l’importante è aprire al pubblico la struttura prima possibile e andare avanti. Lo abbiamo fatto con la Fortezza Vecchia ed ha funzionato. E non dovremmo nemmeno escludere a priori un pagamento di un piccolo biglietto d’ingresso per fiananziare le manutenzioni, come succede ad esempio al giardino di Boboli a Firenze. E comunque sul tema dell’ex Corallo ho già in programma un incontro con l’assessore Bruno Picchi nei prossimi giorni
Ma resta il problema di dove trovare i soldi?
«Ogni anno escono bandi per cospicui finanziamenti dell’Unione Europea: bisognerà darsi da fare per cercare un ’occasione in cui far rientrare gli interventi per l’Ex Corallo. Magari studiando qualcosa che si possa collegare ad altre realtà europee. Tanto per fare un esempio, se ci fosse qualcosa che riguarda il termalismo ci potremmo consorziare a località termali estere e sfruttare insieme le occasioni di finanziamento Ue».
E come si può fare a partecipare a questi bandi e in che modo la Soprintendenza può aiutare il Comune a reperire fondi?
«Bisogna presentare dei progetti e farlo nei tempi giusti. In questo senso è importante la collaborazione tra Soprintendenza e Comune. Infatti noi possiamo lavorare insieme nella stesura dei progetti, facendo sì che siano subito redatti secondo tutte le indicazioni in materia. In questo modo si risparmierebbero tempo e soldi».
In questi giorni si è parlato del degrado di un altro monumento storico livornese, l’Acquedotto Leopoldino. Come stanno le cose a proposito?
«Anche qui ci stiamo muovendo per trovare una soluzione insieme agli enti locali. E ricordo che sarebbe davvero importante che si riuscisse a ricollegare finalmente tutte queste strutture, dalle opere del Poccianti, acquedotto, Cisternone e Cisternini, con le Terme del Corallo, per arrivare a una sorta di “percorso delle acque” che attraversi la città e il territorio di Livorno».
Prima di tutto Facebook: cosa pensa del fatto che quasi duemila persone discutano di cosa fare delle ex Terme?
«Una sorpresa davvero positiva: era ora che i livornesi e non solo si interessassero in prima persona a questo monumento. Forse potrebbe essere il segnale che la mentalità cittadina sta cambiando e in meglio ».
E secondo la Soprintendenza quale sarebbe una destinazione corretta di questa struttura?
«Una destinazione che tenesse conto di quella che era la sua attività di centro termale, e che in qualche modo vi si ricollegasse ».
Lo pensano in molti, ma c’è il problema della falda idrica inquinata.
«In effetti è un problema, ma in qualche modo lo si potrebbe superare: non è necessario usare quell’acqua, la si potrebbe far arrivare anche da altrove, specie se qui si realizzassero delle strutture termali che fornissero servizi alla persona».
Un centro benessere?
«Potrebbe essere, ma attenzione, non deve essere assolutamente qualcosa di esclusivo, riservato a chi può spendere somme importanti, ma una struttura che sia davvero aperta al pubblico».
In che senso aperta?
«Nel senso che deve diventare un punto di riunione, di aggregazione, insomma, “fare città”: qui c’era un luogo di passeggio e di incontro, e questo deve tornare ad essere. Penso ad esempio, più che ad una biblioteca, ad un posto dove si possa anche sentire musica e non solo».
Ma quanto costeranno i restauri?
«Il restauro totale diversi milioni, per mettere in sicurezza la struttura ed evitare crolli, un milione dovrebbe bastare. E soprattutto per sistemare il parco dovrebbero essere sufficienti i 300mila euro versati da Bottoni e Cagliata. E questo del parco dovrà essere il punto di partenza: infatti non si deve pensare di fare tutto subito, ma di procedere passo dopo passo, arrivando spero anche ad eliminare quella bruttura del cavalcaferrovia. Così magari si può intanto aprire il parco e magari sistemare la zona anteriore delle terme, poi restaurare una parte dopo l’altra: l’importante è aprire al pubblico la struttura prima possibile e andare avanti. Lo abbiamo fatto con la Fortezza Vecchia ed ha funzionato. E non dovremmo nemmeno escludere a priori un pagamento di un piccolo biglietto d’ingresso per fiananziare le manutenzioni, come succede ad esempio al giardino di Boboli a Firenze. E comunque sul tema dell’ex Corallo ho già in programma un incontro con l’assessore Bruno Picchi nei prossimi giorni
Ma resta il problema di dove trovare i soldi?
«Ogni anno escono bandi per cospicui finanziamenti dell’Unione Europea: bisognerà darsi da fare per cercare un ’occasione in cui far rientrare gli interventi per l’Ex Corallo. Magari studiando qualcosa che si possa collegare ad altre realtà europee. Tanto per fare un esempio, se ci fosse qualcosa che riguarda il termalismo ci potremmo consorziare a località termali estere e sfruttare insieme le occasioni di finanziamento Ue».
E come si può fare a partecipare a questi bandi e in che modo la Soprintendenza può aiutare il Comune a reperire fondi?
«Bisogna presentare dei progetti e farlo nei tempi giusti. In questo senso è importante la collaborazione tra Soprintendenza e Comune. Infatti noi possiamo lavorare insieme nella stesura dei progetti, facendo sì che siano subito redatti secondo tutte le indicazioni in materia. In questo modo si risparmierebbero tempo e soldi».
In questi giorni si è parlato del degrado di un altro monumento storico livornese, l’Acquedotto Leopoldino. Come stanno le cose a proposito?
«Anche qui ci stiamo muovendo per trovare una soluzione insieme agli enti locali. E ricordo che sarebbe davvero importante che si riuscisse a ricollegare finalmente tutte queste strutture, dalle opere del Poccianti, acquedotto, Cisternone e Cisternini, con le Terme del Corallo, per arrivare a una sorta di “percorso delle acque” che attraversi la città e il territorio di Livorno».
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