Sicurezza
LA RICHIESTA DI BARBARA E MICHELA
Sindaci divisi sui matrimoni gay
Paola Silvi
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Una coppia di donne appena unite in matrimonioLa decisione del sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini di non unire, naturalmente in maniera simbolica, Barbara e Michela, fa riflettere, lacera le coscienze e surriscalda gli animi. Gabbabini, stretto tra il suo ruolo istituzionale e l'impossibilità di celebrare un matrimonio "vero", ha cercato di mantenersi in equilibrio e di disinnescare una mina considerata pericolosa
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PONTEDERA. La decisione del sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini di non unire, naturalmente in maniera simbolica, Barbara e Michela, fa riflettere, lacera le coscienze e surriscalda gli animi. Gabbabini, stretto tra il suo ruolo istituzionale e l'impossibilità di celebrare un matrimonio "vero", ha cercato di mantenersi in equilibrio e di disinnescare una mina considerata pericolosa. Barbara Monti, 32 anni e Michela Cioni, 35, che vivono insieme da 4 anni, da parte loro, seppur deluse dal rifiuto del primo cittadino, si sono dette felici di aver contribuito, con una semplice richiesta, a smuovere le coscienze. «Magari dei sindaci dei comuni vicini...», aveva fatto notare Barbara. E allora come avrebbero reagito gli altri rappresentanti dei cittadini se si fossero trovati nella stessa situazione?
Tutti sorpresi di una simile domanda i sindaci da noi interpellati. Ma le loro risposte hanno aperto un dibattito culturale e politico. Un dibattito che divide gli schieramenti in maniera trasversale. A volte imbarazza e altre volte rischia infine di diventare polemica, di essere strumentalizzato o trasformato in una bandiera ideologica che nulla ha a che vedere con i problemi complessi e i sentimenti reali posti dai fautori. Da Calcinaia a Ponsacco, da Lajatico a Santa Croce, i favorevoli al matrimonio simbolico battono di gran lunga i contrari. Tra questi ultimi Lucia Ciampi, sindaco di Calcinaia che, per non sbagliare, sceglie di affidarsi al dialogo con il partito e poi aggiunge: «Anche il gesto, spogliato del valore legale, perde il suo peso e rimane fine a se stesso». Alessandro Cicarelli rimanda invece la decisione ad un atto di indirizzo del consiglio comunale che, in qualche modo, potrebbe tutelare il ruolo del sindaco. E sposta il tema dei diritti dal matrimonio gay al registro delle unioni civili. «Le coppie di fatto - dice il primo cittadino di Ponsacco - riguardano sì gli omosessuali e le lesbiche, ma in misura di gran lunga maggiore gli eterosessuali. Di fronte ad un fenomeno sempre più crescente di persone non sposate ma che abitano sotto lo stesso tetto, si comportano come fossero una famiglia senza esserlo dal punto di vista civile o religioso, la domanda - sottolinea Cicarelli - è se dobbiamo ignorare questo nuovo tipo di coppie o riconoscerle civilmente per garantire loro i diritti riservati agli sposati. Il dubbio è capire dove può arrivare la figura istituzionale del sindaco e inserirla in un contesto nazionale».
«E' una richiesta contraddittoria», afferma Ivan Mencacci, sindaco di Lari, e rispolvera un vecchio concetto: «Purtroppo, manca ancora una legge nazionale che, come avviene in altri grandi paesi, garantisca parità di diritti e dignità alle coppie gay e lesbiche. Auspico che questa legge arrivi». Si mantiene sul confine anche Simone Milozzi, primo cittadino di Pontedera. «Rispetto il legame che unisce le ragazze ma anche una celebrazione simbolica potrebbe correre il rischio di assumere i caratteri della crociata ideologica».
Sull'altro fronte invece, quello dei sì, senza paura, si schierano Fabio Tedeschi, sindaco di Lajatico, Alberto Falchi di Palaia e Osvaldo Ciaponi, primo cittadino di Santa Croce, che tira per la giacca Gabbanini. «Intanto - sottolinea Ciaponi - le avrei ricevute, conosciute e avrei affrontato con loro un percorso di condivisione e riconoscimento». «Gabbanini ha perso un'occasione importante per fare un'azione grande per tutto il Paese», è il commento amaro che ritorna da Daniele Nardini, direttore responsabile dei contenuti del sito web Gay.it. «La battaglia ora si sposterà sul piano giudiziario», profetizza mentre allarga il tiro da San Miniato a livello nazionale. «Nel 2010 la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sul ricorso mosso da cinque tribunali per il divieto di pubblicazione degli atti matrimoniali di altrettante coppie in altrettanti comuni italiani diversi. Staremo a vedere».
Tutti sorpresi di una simile domanda i sindaci da noi interpellati. Ma le loro risposte hanno aperto un dibattito culturale e politico. Un dibattito che divide gli schieramenti in maniera trasversale. A volte imbarazza e altre volte rischia infine di diventare polemica, di essere strumentalizzato o trasformato in una bandiera ideologica che nulla ha a che vedere con i problemi complessi e i sentimenti reali posti dai fautori. Da Calcinaia a Ponsacco, da Lajatico a Santa Croce, i favorevoli al matrimonio simbolico battono di gran lunga i contrari. Tra questi ultimi Lucia Ciampi, sindaco di Calcinaia che, per non sbagliare, sceglie di affidarsi al dialogo con il partito e poi aggiunge: «Anche il gesto, spogliato del valore legale, perde il suo peso e rimane fine a se stesso». Alessandro Cicarelli rimanda invece la decisione ad un atto di indirizzo del consiglio comunale che, in qualche modo, potrebbe tutelare il ruolo del sindaco. E sposta il tema dei diritti dal matrimonio gay al registro delle unioni civili. «Le coppie di fatto - dice il primo cittadino di Ponsacco - riguardano sì gli omosessuali e le lesbiche, ma in misura di gran lunga maggiore gli eterosessuali. Di fronte ad un fenomeno sempre più crescente di persone non sposate ma che abitano sotto lo stesso tetto, si comportano come fossero una famiglia senza esserlo dal punto di vista civile o religioso, la domanda - sottolinea Cicarelli - è se dobbiamo ignorare questo nuovo tipo di coppie o riconoscerle civilmente per garantire loro i diritti riservati agli sposati. Il dubbio è capire dove può arrivare la figura istituzionale del sindaco e inserirla in un contesto nazionale».
«E' una richiesta contraddittoria», afferma Ivan Mencacci, sindaco di Lari, e rispolvera un vecchio concetto: «Purtroppo, manca ancora una legge nazionale che, come avviene in altri grandi paesi, garantisca parità di diritti e dignità alle coppie gay e lesbiche. Auspico che questa legge arrivi». Si mantiene sul confine anche Simone Milozzi, primo cittadino di Pontedera. «Rispetto il legame che unisce le ragazze ma anche una celebrazione simbolica potrebbe correre il rischio di assumere i caratteri della crociata ideologica».
Sull'altro fronte invece, quello dei sì, senza paura, si schierano Fabio Tedeschi, sindaco di Lajatico, Alberto Falchi di Palaia e Osvaldo Ciaponi, primo cittadino di Santa Croce, che tira per la giacca Gabbanini. «Intanto - sottolinea Ciaponi - le avrei ricevute, conosciute e avrei affrontato con loro un percorso di condivisione e riconoscimento». «Gabbanini ha perso un'occasione importante per fare un'azione grande per tutto il Paese», è il commento amaro che ritorna da Daniele Nardini, direttore responsabile dei contenuti del sito web Gay.it. «La battaglia ora si sposterà sul piano giudiziario», profetizza mentre allarga il tiro da San Miniato a livello nazionale. «Nel 2010 la Corte Costituzionale dovrà pronunciarsi sul ricorso mosso da cinque tribunali per il divieto di pubblicazione degli atti matrimoniali di altrettante coppie in altrettanti comuni italiani diversi. Staremo a vedere».
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