Sicurezza
La Rotta funerali di Massimiliano
Sotto la neve lacrime d'impotenza
Sabrina Chiellini
La neve era magica per Massimiliano. E lui sarebbe stato felice se solo avesse potuto vederla scendere, ieri pomeriggio, mentre la sua famiglia e i suoi amici lo piangevano al funerale
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LA ROTTA. La neve era magica per Massimiliano. E lui sarebbe stato felice se solo avesse potuto vederla scendere, ieri pomeriggio, mentre la sua famiglia e i suoi amici lo piangevano al funerale. Nevicava durante la cerimonia d'addio allo studente morto a soli 15 anni, per essersi impiccato a un armadio di casa. Pesa come un macigno l'assenza di Massimiliano.
È Debora, un'amica, a ricordare al microfono nella chiesa di San Matteo a La Rotta, con voce tremula la voglia di vivere di Massimiliano, il suo amore per la musica. «Ieri sera (l'altra sera, ndr) nevicava. Ho pensato che era per te Massimiliano, tu ne saresti stato felice». Tolgono il fiato le parole di Giulia, l'ex fidanzatina che non ha pace.
«Nessuno ha capito cosa avevi dentro e ora le voci urlano senza un suono», dice ricordando la curiosità di Massimiliano per le nuvole e il cielo. Gianmarco, amico di scuola, con voce commossa: «Resterai per sempre nei nostri cuori». Parole che aiutano a sentirsi uniti di fronte a una scelta di morte, al distacco che diventa ogni ora che passa sempre più pesante. Il pianto disperato della madre di Massimiliano e lo sguardo nel vuoto del padre prendono al cuore parenti, familiari e amici dello studente. In chiesa c'è un'intera comunità: in lacrime ragazzini, genitori e nonni. Uniti dallo stesso sentimento di disperazione, si lasciano andare e battono le mani. Si abbracciano, stringono rose bianche, si cercano con lo sguardo per farsi coraggio. Nessuno avrebbe pensato di doversi trovare davanti a questo altare per dire addio a Massimiliano, morto a soli 15 anni. Non per una malattia, un incidente ma per un inspiegabile gesto. «Cercate di essere forti - è l'invito che don Karutà Wenceslas rivolge ai genitori del ragazzino, dopo avere spiegato che la chiesa prega anche per chi si è tolto la vita - non sentitevi colpevoli, o falliti. Massimiliano ci mancherà».
Nella chiesa con i simboli del Natale - il presepe vicino al pulpito - la bara bianca di Massimiliano, coperta di rose bianche e fiori gialli, è come un pugno allo stomaco. Grava sulle coscienze. Ricorda la fragilità umana e l'impotenza di fronte a certe tragedie che restano senza un perché.
«Non comprendiamo il gesto, lo deploriamo, ce ne rammarichiamo. Ma il condannare il gesto non è giudicare la persona che lo compie. Di Massimiliano ricordiamo troppe cose belle perché ora ci si fermi all'atto che ha messo fine alla sua vita ora che lui se n'è andato portando il suo segreto con sé». Questo non impedisce, prosegue il sacerdote, di farsi domande. «Cosa ho sbagliato? Quali parole dire? Quali tacere? Nessuno deve darsi colpa o torturarsi con i rimorsi. Occorre ripartire. Partire da questa storia per guardare in modo diverso chi ci sta intorno». Evitare che il disagio di un adolescente diventi morte.
È Debora, un'amica, a ricordare al microfono nella chiesa di San Matteo a La Rotta, con voce tremula la voglia di vivere di Massimiliano, il suo amore per la musica. «Ieri sera (l'altra sera, ndr) nevicava. Ho pensato che era per te Massimiliano, tu ne saresti stato felice». Tolgono il fiato le parole di Giulia, l'ex fidanzatina che non ha pace.
«Nessuno ha capito cosa avevi dentro e ora le voci urlano senza un suono», dice ricordando la curiosità di Massimiliano per le nuvole e il cielo. Gianmarco, amico di scuola, con voce commossa: «Resterai per sempre nei nostri cuori». Parole che aiutano a sentirsi uniti di fronte a una scelta di morte, al distacco che diventa ogni ora che passa sempre più pesante. Il pianto disperato della madre di Massimiliano e lo sguardo nel vuoto del padre prendono al cuore parenti, familiari e amici dello studente. In chiesa c'è un'intera comunità: in lacrime ragazzini, genitori e nonni. Uniti dallo stesso sentimento di disperazione, si lasciano andare e battono le mani. Si abbracciano, stringono rose bianche, si cercano con lo sguardo per farsi coraggio. Nessuno avrebbe pensato di doversi trovare davanti a questo altare per dire addio a Massimiliano, morto a soli 15 anni. Non per una malattia, un incidente ma per un inspiegabile gesto. «Cercate di essere forti - è l'invito che don Karutà Wenceslas rivolge ai genitori del ragazzino, dopo avere spiegato che la chiesa prega anche per chi si è tolto la vita - non sentitevi colpevoli, o falliti. Massimiliano ci mancherà».
Nella chiesa con i simboli del Natale - il presepe vicino al pulpito - la bara bianca di Massimiliano, coperta di rose bianche e fiori gialli, è come un pugno allo stomaco. Grava sulle coscienze. Ricorda la fragilità umana e l'impotenza di fronte a certe tragedie che restano senza un perché.
«Non comprendiamo il gesto, lo deploriamo, ce ne rammarichiamo. Ma il condannare il gesto non è giudicare la persona che lo compie. Di Massimiliano ricordiamo troppe cose belle perché ora ci si fermi all'atto che ha messo fine alla sua vita ora che lui se n'è andato portando il suo segreto con sé». Questo non impedisce, prosegue il sacerdote, di farsi domande. «Cosa ho sbagliato? Quali parole dire? Quali tacere? Nessuno deve darsi colpa o torturarsi con i rimorsi. Occorre ripartire. Partire da questa storia per guardare in modo diverso chi ci sta intorno». Evitare che il disagio di un adolescente diventi morte.
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