Lutto
violenze sui minori
Molesta una bimbae poi patteggia la pena di due anni
Sabrina Chiellini
Ha molestato una bambina di nove anni. Quando la vedeva attraversare la strada, mentre la piccola andava da casa dei nonni a quella della madre, il pensionato di 80 anni non si tratteneva. Chiamava la bambina - è emerso durante le indagini - e la portava in un luogo appartato, a volte in uno scantinato
3 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Ha molestato una bambina di nove anni. Quando la vedeva attraversare la strada, mentre la piccola andava da casa dei nonni a quella della madre, il pensionato di 80 anni non si tratteneva. Chiamava la bambina - è emerso durante le indagini - e la portava in un luogo appartato, a volte in uno scantinato. Poi, con la promessa di un piccolo dono, un gelato come le caramelle, la costringeva a farsi toccare sulle parti intime o le chiedeva baci sulla bocca.
Ieri mattina, l'anziano che abita nel quartiere Oltrera e che era stato accusato di un grave reato come è quello di violenza sessuale su minore, davanti al collegio penale composto dai giudici Luca Salutini, Donato D'Auria, Nicola Pisano ha patteggiato la pena di due anni di reclusione (con i benefici di legge, cioè la sospensione condizionale della pena). Nessun risarcimento danni è stato accordato alle parti civili (la madre e la bambina, rappresentate dall'avvocato Maria Concetta Gugliotta) in quanto l'imputato ha scelto e ottenuto di essere ammesso al patteggiamento. I familiari della bambina, che già sapevano della scelta dell'anziano di chiedere il patteggiamento, non erano presenti all'udienza. Tuttavia i nonni della bambina sperano che, superato questo momento e chiusa la vicenda giudiziaria, la nipote, che in precedenza era stata loro affidata, possa tornare in famiglia.
A raccontare i morbosi incontri fu proprio la bambina, circa un anno fa, un pomeriggio, dopo che l'anziano aveva cercato di molestarla. Arrivata in casa della nonna tutta trafelata, la piccola raccontò cosa le era successo poco prima.
Le prime ammissioni della minorenne svelarono uno scenario inquietante. Quanto successo quel pomeriggio invernale non era un caso isolato. «Voleva portarmi nello scantinato», confessò la bambina spaventata. Quel giorno a casa c'era anche la madre con un giovane, allora convivente della donna. Entrambi cercarono il pensionato per un chiarimento destinato ben presto a degenerare e seguito da scambi di accuse che, per fortuna, non sono riusciti a far passare in secondo piano le attenzioni "malate" rivolte alla bambina.
Nonostante che l'ottantenne avesse cercato di respingere le accuse, la madre della bambina decise di presentare una denuncia, sicura che la figlia stava dicendo solo la verità. Una verità che nessuno, considarate anche le difficoltà della madre, avrebbe mai voluto sentire. «Non ho fatto niente - si difese il pensionato - stanno solo cercando di rovinarmi». Probabilmente all'inizio c'era stata una certa diffidenza rispetto alla vicenda, anche per il contesto in cui era avvenuta. C'era chi temeva che la piccola avesse ingigantito la situazione.
Le indagini avevano trovato conferme delle violenze sessuali, baci e palpeggiamenti. Tanto che in seguito a questo grave fatto anche i servizi sociali si erano attivati cercando di seguire in maniera diversa da quanto si era verificato nel passato la situazione della bambina.
C'è da sperare che questo caso resti isolato e che il pensionato non avvicini la bambina nuovamente, soprattutto se dovesse tornare a vivere in città. La bimba, infatti, nel frattempo è stata data in affidamento dai servizi sociali e vive in un'altra provincia.
Ieri mattina, l'anziano che abita nel quartiere Oltrera e che era stato accusato di un grave reato come è quello di violenza sessuale su minore, davanti al collegio penale composto dai giudici Luca Salutini, Donato D'Auria, Nicola Pisano ha patteggiato la pena di due anni di reclusione (con i benefici di legge, cioè la sospensione condizionale della pena). Nessun risarcimento danni è stato accordato alle parti civili (la madre e la bambina, rappresentate dall'avvocato Maria Concetta Gugliotta) in quanto l'imputato ha scelto e ottenuto di essere ammesso al patteggiamento. I familiari della bambina, che già sapevano della scelta dell'anziano di chiedere il patteggiamento, non erano presenti all'udienza. Tuttavia i nonni della bambina sperano che, superato questo momento e chiusa la vicenda giudiziaria, la nipote, che in precedenza era stata loro affidata, possa tornare in famiglia.
A raccontare i morbosi incontri fu proprio la bambina, circa un anno fa, un pomeriggio, dopo che l'anziano aveva cercato di molestarla. Arrivata in casa della nonna tutta trafelata, la piccola raccontò cosa le era successo poco prima.
Le prime ammissioni della minorenne svelarono uno scenario inquietante. Quanto successo quel pomeriggio invernale non era un caso isolato. «Voleva portarmi nello scantinato», confessò la bambina spaventata. Quel giorno a casa c'era anche la madre con un giovane, allora convivente della donna. Entrambi cercarono il pensionato per un chiarimento destinato ben presto a degenerare e seguito da scambi di accuse che, per fortuna, non sono riusciti a far passare in secondo piano le attenzioni "malate" rivolte alla bambina.
Nonostante che l'ottantenne avesse cercato di respingere le accuse, la madre della bambina decise di presentare una denuncia, sicura che la figlia stava dicendo solo la verità. Una verità che nessuno, considarate anche le difficoltà della madre, avrebbe mai voluto sentire. «Non ho fatto niente - si difese il pensionato - stanno solo cercando di rovinarmi». Probabilmente all'inizio c'era stata una certa diffidenza rispetto alla vicenda, anche per il contesto in cui era avvenuta. C'era chi temeva che la piccola avesse ingigantito la situazione.
Le indagini avevano trovato conferme delle violenze sessuali, baci e palpeggiamenti. Tanto che in seguito a questo grave fatto anche i servizi sociali si erano attivati cercando di seguire in maniera diversa da quanto si era verificato nel passato la situazione della bambina.
C'è da sperare che questo caso resti isolato e che il pensionato non avvicini la bambina nuovamente, soprattutto se dovesse tornare a vivere in città. La bimba, infatti, nel frattempo è stata data in affidamento dai servizi sociali e vive in un'altra provincia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
