Il Tirreno

Pontedera

quartiere Galimberti

Spunta il presepe dei dimenticati

Paola Silvi
Due scorci del presepe di protesta allestito nel quartiere Galimberti a Pontedera
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Due scorci del presepe di protesta allestito nel quartiere Galimberti a Pontedera

C'era una volta il presepe tradizionale, quello con la natività e il bue e l'asinello. Da ieri ce n'è un altro, sempre artigianale ma molto meno classico. Senza dubbio più realistico. E' in piazza Cei in zona Zozzifanti

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PONTEDERA. Con una decina di pecorelle, quasi a grandezza naturale, una per ogni albero del giardino e qualche pastore di cartone appoggiato, in silenzio, che guarda la scena. E' il "presepe dei dimenticati", recita il cartello appeso per spiegare ai passanti il senso della rappresentazione. Con tanto di sottotitolo all'insegna dell'ironia, della riflessione e di un po' di polemica: «Galimberti - gemellato con il Comune di Pontedera». Gemellato perché nessuno in quest'area della città si sente trattato come se vi facesse parte davvero. «Ci sentiamo trascurati», spiegano i commercianti del posto. «Il nostro quartiere sembra un ghetto», rincarano la dose alcuni abitanti. «Gli alberi non sono stati potati, l'illuminazione è quasi inesistente. La sera fa paura uscire anche per portare fuori il cane». Ma non finisce qui. «Le griglie delle fogne sono piene. L'acqua non defluisce e appena piove ristagna», aggiunge il signor Romano che vive in via Galimberti dal 1978. E la protesta sale. Il presepe-choc, che non ha niente a che vedere col sentimento religioso, è solo un modo per attirare l'attenzione. Uno strumento "a tema" per evidenziare un disagio che va a braccetto con il degrado del posto. «Non c'è neppure una panchina per gli anziani, dove possono riposarsi un attimo dopo aver fatto la spesa e prima di tornarsene a casa», dice il titolare del bar. Davanti al suo locale c'è una piccola piazzola piastrellata ma completamente vuota, inutilizzata. «Regna la solitudine, la trascuratezza. L'atmosfera che si respira è di abbandono», continua Susanna. E come se non bastasse al suo negozio e al bar hanno rubato anche gli addobbi natalizi e le lucine che avevano posizionato, a proprie spese, sugli alberelli vicino agli ingressi. «Ci vorrebbe poco - conclude il macellaio - per rendere la situazione più accogliente, più vivibile. Qualche aiuola, qualche fiore. Maggiore considerazione».

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