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Pontedera

PONTEDERA

L'arte della leggerezza danza nella nuova piazza restituita ai pontederesi

Paola Silvi
Il taglio del nastro della nuova piazza del Duomo
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Il taglio del nastro della nuova piazza del Duomo

La città ritrova la sua piazza. E dopo anni di parcheggi affollati e auto in corsa, la gente si sofferma, s'incontra, osserva e aspetta il taglio del nastro tricolore che inaugura ufficialmente il nuovo look di piazza Caduti di Cefalonia e Corfù, nome originale sacrificato a quello popolare di piazza del Duomo

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PONTEDERA. Campane squillanti e chiese illuminate per salutare un luogo vestito a festa, un tripudio di installazioni a cielo aperto, un teatro di colombe in bronzo, ottone e alluminio. Uno spazio che finalmente recupera la sua funzione. Un'area a servizio dei cittadini, dedicata al passeggio e alla qualità della vita.

E in effetti l'atmosfera che si respira è rilassata, amichevole. In molti si sono dati appuntamento per assistere all'evento. Si scambiano due chiacchiere, circolano commenti e impressioni. Qualcuno si domanda che cosa rappresentino le sculture e non mancano perplessità sulla gestione futura della piazza. Ma tutti all'unanimità concordano sul miglioramento estetico, su un assetto più artistico che dona linfa ed entusiasmo al solito grigiore. Al di là delle panchine, che dividono simbolicamente la parte laica da quella religiosa, monsignor Franco Cancelli, proposto del Duomo, benedice il momento. La folla si raduna in silenzio e il vescovo Bertelli ricorda, in un sussurro, l'8 dicembre del 1931, giorno in cui venne inaugurata per la prima volta la fontana.

«Il recupero della piazza - specifica poi il sindaco Simone Milozzi - si inserisce nel progetto di riqualificazione urbana della città. Un piccolo ma grande segnale che restituisce Pontedera ai suoi abitanti, che rende le strade e le vie libere di essere vissute. La piazza è lo specchio del paese e nel rinnovarla abbiamo pensato ai valori dell'accoglienza e della civiltà».

Una piazza arricchita dal restauro appunto della fontana, dove è tornata anche a scorrere l'acqua, da 9 statue create dalla fervida arte di Franco Adami, dai cipressi e dalle panchine in travertino firmate da Riccardo Gozzi, lo stesso autore delle colombe. I simboli si sprecano. Dall'idea di pace e leggerezza che lasciano intendere i volatili collocati un po' ovunque alle sedute che indicano invece chiaramente la volontà di socializzazione. «La componente artistica - rileva Alberto Bartalini, che insieme a Luci e Signori dello studio La Noce e all'architetto comunale Roberto Fantozzi ha seguito il progetto - è stata studiata appositamente per inserirsi nel contesto urbano e abbellirlo».

Insomma, l'arte fa miracoli. Ma c'è di più. Ad incorniciare il palcoscenico, la chiesa bellincioniana della Misericordia tornata all'antico splendore e il palazzo Martini che spicca nell'altro angolo. «E' stato poi ridisegnato l'asfalto - aggiunge il vicesindaco Massimiliano Sonetti - risistemata l'intera rete fognaria. Un intervento insomma dal costo complessivo di 200mila euro. Ma ne valeva la pena».

Un ringraziamento sentito va anche ai commercianti, «che hanno pazientemente atteso la fine dei lavori», e una raccomandazione ufficiosa ai writers di turno che sembra abbiano già segnato la fontana. E la festa prenatalizia si conclude così, con una frase di Freud che Sonetti cita per descrivere l'avvenimento: "C'è un tempo per vedere e uno per pulirsi le lenti. Ora è il tempo di vedere".

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