Il Tirreno

Pontedera

Allarme Rifiuti

Quella paura affiorata dopo 10 anni

Emanuele Turini
Una veduta di Chianni e la discarica della discordia. Sotto Ilio Dainelli a capo del Comitato unitario Valdera
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Una veduta di Chianni e la discarica della discordia. Sotto Ilio Dainelli a capo del Comitato unitario Valdera

Non è mai piaciuta. Nata per ospitare 350mila metri cubi di rifiuti, con gli anni è arrivata a contenerne più di un milione e mezzo. Fin dall'apertura aveva dato vita a proteste per il cattivo odore: i cittadini di Chianni, Terricciola e Lajatico, quella discarica proprio non la volevano

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CHIANNI. Non è mai piaciuta. Nata per ospitare 350mila metri cubi di rifiuti, con gli anni è arrivata a contenerne più di un milione e mezzo. Fin dall'apertura aveva dato vita a proteste per il cattivo odore: i cittadini di Chianni, Terricciola e Lajatico, quella discarica proprio non la volevano.
E' il 1997 quando fu lanciato l'allarme: dalla discarica fuoriusciva percolato, sostanza derivante dallo smaltimento; era finito in una falda acquifera sotterranea per poi raggiungere il Sondraia e arrivare fino all'affluente Era. Danno ambientale ma anche la paura da parte della gente. Nasce un muro contro muro che vede contrapposti i cittadini riuniti in un comitato e le istituzioni. Primi tumulti per i ritardi nella bonifica, striscioni contro una discarica che iniziava a preoccupare.
C'è il blocco di alcuni camion diretti a Chianni; a Roma si presentano interrogazioni al governo. Fu l'allora presidente della provincia, Gino Nunes a proporre ai 3 sindaci, (Chianni, Terricciola e Lajatico) una data per la chiusura definitiva della discarica: 31 maggio 1998. A 10 anni da quella data, torna la preoccupazione. Il motivo? Bisogna capire cosa è accaduto in questi anni di inattività. E' Ilio Dainelli primo segretario del comitato unitario della Valdera e uno dei principali attivisti per la chiusura della discarica, a spiegare che in tutti questi anni è stato fatto poco per la messa in sicurezza del sito. A dare ragione a Dainelli è un nuovo allarmare lanciato dall'Arpat pochi mesi fa: il terreno all'interno della discarica ha ceduto, si è formato un cratere profondo alcuni metri, nel quale si è depositato il percolato, che torna a far paura. E' il metodo con cui la stessa agenzia vorrebbe ricoprire il cratere che non convince i cittadini. L'Arpat esclude la possibilità di utilizzare la terra e vorrebbe utilizzare i rifiuti provenienti dai fanghi delle cartiere. Risultato? Cittadini di nuovo sul piede di guerra; vedono riapparire lo spauracchio della possibile riapertura della discarica, per accogliere rifiuti speciale, che le altre discariche non vogliono. Ricompaiono sulla scena i protagonisti di 10 anni fa, come Giacomo Sanavio, ex sindaco di Terricciola che ha rivolto un invito a Dainelli perché possa dar voce ai cittadini, "unici e soli" raccomanda Sanavio " in diritto di decidere della propria salute". Sono i cittadini a proporre un'alternativa ai fanghi pericolosi e alla riapertura del sito: chiedono che si utilizzino gli stessi rifiuti presenti in discarica per colmare quel cratere.

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